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Attualità Lunedì 12 Gennaio 2026 ore 19:30

​Licenziata dopo il lutto, parla Barbuti

L’ex dipendente di Patrimonio Pisa Srl racconta il suo percorso tra disabilità, lavoro e perdita del marito. La replica dell’azienda, "no comment"



PISA — Una vicenda che intreccia lavoro, disabilità e dolore personale. Lorella Barbuti affida a un’intervista il racconto di quanto vissuto negli anni in Patrimonio Pisa Srl, società partecipata del Comune di Pisa, fino al licenziamento arrivato pochi giorni dopo la morte del marito. La società, contattata, ha scelto di non commentare, "C'è un contenzioso in atto, non commentiamo".

Lorella Barbuti, perché ha deciso di rendere pubblica la sua storia?
"Ho deciso di parlare perché non riesco più a restare in silenzio. La mia non è solo una vicenda lavorativa, ma una storia umana. Sono una donna, una lavoratrice con disabilità e una moglie che ha vissuto il momento più doloroso della propria vita sentendosi completamente sola".

Lei è cieca dalla nascita. Che rapporto ha avuto con il lavoro?
"Ho sempre cercato di fare in modo che la mia cecità assoluta non fosse un limite, ma una caratteristica della mia determinazione. Ho voluto affrontare il lavoro e la vita come una persona normale, pur avendo un’invalidità al 100% riconosciuta dalla legge 104 del 1992".

Quando ha iniziato a sentirsi emarginata in azienda?
"Nel tempo mi sono sentita progressivamente isolata, privata delle mansioni che svolgevo e collocata in condizioni organizzative che ho vissuto come emarginanti rispetto ai colleghi. È stato un processo lento, ma costante".

In quegli anni ha affrontato anche un procedimento penale. Che segno ha lasciato?
"È stato un vero calvario. Sono stata pienamente assolta, ma ho vissuto quel percorso come profondamente ingiusto rispetto alla persona che sono e a come ho sempre lavorato. È stato un peso enorme, anche sul piano umano".

Poi è arrivata la malattia di suo marito.
"Con l’aggravarsi della sua malattia oncologica la situazione è diventata insostenibile. Mio marito, a causa della mia disabilità visiva, era l’unica persona che poteva accompagnarmi fisicamente sul posto di lavoro".

Da qui la richiesta di smart working.
"Sì, ho chiesto di poter continuare a lavorare in smart working, come già era avvenuto in precedenza. Per me era una necessità sia umana sia pratica: assistere mio marito e allo stesso tempo continuare a lavorare".

C’è stato un tentativo di mediazione.
"Con il supporto della Consigliera di Parità Provinciale abbiamo provato a trovare una soluzione. L’esito però è stato negativo: l’azienda ha confermato il rifiuto e non mi sono state proposte alternative concrete che tenessero conto della mia disabilità e della situazione familiare".

Come ha vissuto quel rifiuto?
"Come un irrigidimento organizzativo molto forte e poco attento alla mia condizione. Mi sono sentita messa di fronte a un muro".

A quel punto ha scelto il congedo.
"Sì, mi sono sentita costretta a ricorrere al congedo previsto dalla legge 104 per stare accanto a mio marito negli ultimi mesi della sua vita".

Il 4 Dicembre suo marito è morto.
"È un dolore che porto ancora dentro. Un dolore che si intreccia con quanto è accaduto sul piano lavorativo".

Dopo il lutto cosa ha chiesto all’azienda?
"Ho comunicato la fine del congedo e ho chiesto un confronto per trovare una modalità di uscita dignitosa, anche perché avevo ormai raggiunto l’età pensionabile. Mi aspettavo dialogo e rispetto".

Invece è arrivato il licenziamento.
"Pochi giorni dopo, il 10 Gennaio, ho ricevuto una lettera di licenziamento decisa unilateralmente. L’ho vissuta come una decisione durissima, soprattutto in quel momento di estrema fragilità personale".

Che significato ha avuto per lei quel gesto?
"È stato l’epilogo di un percorso in cui mi sono sentita progressivamente messa da parte. L’ho vissuto come un colpo inferto a una donna rimasta sola, che chiedeva soltanto di concludere il proprio percorso professionale con dignità".

Come intende andare avanti adesso?
"La mia battaglia continua nelle sedi opportune, nel pieno rispetto delle regole. Non solo per me stessa, ma perché nessun’altra persona debba scegliere tra il diritto al lavoro e il diritto di vivere con dignità il proprio dolore".

La posizione di Patrimonio Pisa Srl. Interpellata sulla vicenda, Patrimonio Pisa Srl non ha rilasciato dichiarazioni. La replica ufficiale, riportata anche nel sottotitolo, è stata, "c'è un contenzioso in corso, non commentiamo". 

Michele Bufalino
© Riproduzione riservata


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