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sabato 16 febbraio 2019

Attualità martedì 15 novembre 2016 ore 16:24

L'ospedale ricorda la dipendente trucidata

La targa in memoria di Vania Vannucchi

Una targa in memoria di Vania Vannucchi, l'operatrice socio sanitaria che fu bruciata viva dal suo ex compagno, poi arrestato



PISA — A distanza di oltre tre mesi dalla sua tragica fine, l’Aoup ha voluto ricordare con una targa Vania Vannucchi, l’operatrice socio-sanitaria scomparsa tragicamente ai primi di agosto al Centro ustioni dell’Ospedale di Cisanello, per le gravissime conseguenze riportate dopo la brutale aggressione avvenuta a Lucca ( vedi articoli collegati ) da parte di un ex collega, arrestato nei giorni successivi. 

L’iniziativa è stata coordinata dal Codice rosa aziendale, l’organismo preposto alla valutazione, alla gestione e alla presa in carico - in uno specifico percorso assistenziale ‘protetto’, in rete con altri enti e istituzioni - di tutte le persone vittime di violenza che accedono in ospedale per sottoporsi alle cure, ed è stata inserita nel calendario pisano degli eventi per la Giornata internazionale contro la violenza alle donne, che si celebra il 25 novembre.

Vania Vannucchi aveva 45 anni ed era in servizio nell’Unità operativa Medicina V, a Cisanello, dove era stata assunta all’inizio di febbraio scorso. Intorno a sé aveva creato, pur lavorando a Pisa da pochi mesi, una rete di amicizie sincere grazie al suo carattere espansivo e solare. “Era una persona che quando voleva una cosa – ha ricordato Monica Scateni (Direzione professioni infermieristiche e ostetriche) – si piazzava davanti alla porta e aspettava fino a quando non esponeva le sue idee, che erano sempre propositive e improntate all’entusiasmo”.

La targa è stata apposta nella sala d’attesa del Pronto soccorso, all’Edificio 31 (Dea-Dipartimento emergenza-accettazione) dell’Ospedale di Cisanello, alla presenza dei familiari, i genitori e i figli, di amici, dei colleghi, di rappresentanti della Direzione aziendale, del Dea e della Casa della donna.

Una targa che faccia da monito per chiunque entri in ospedale e sia vittima di violenza, ma soprattutto per non dimenticare la sofferenza di Vania. “In Italia ogni tre giorni una donna viene ammazzata – ha ricordato, in rappresentanza del Codice rosa aziendale, la dottoressa Mojgan Azadegan – e l’unica arma che abbiamo a disposizione per arginare questa violenza è costruire intorno alle donne una rete di protezione e di solidarietà”.

La scelta della sala d’attesa è stata dettata dall’intenzione di porre il ricordo di Vania in relazione a un posto dove tutti i giorni si fa accoglienza, e dove c’è un ricambio continuo di persone. Perché il messaggio passi di voce in voce e il ricordo di Vania non si perda. Quel bellissimo ricordo di lei che ha lasciato in ospedale.



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