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Attualità martedì 30 novembre 2021 ore 09:08

"La nostra scuola ci sta stretta", liceo occupato

La protesta degli studenti si allarga a macchia d'olio. Occupato anche lo scientifico Buonarroti. Al centro delle proteste programmi, aule e trasporti



PISA — La protesta degli studenti si allarga a macchia d'olio. L'ultima occupazione in ordine cronologico è avvenuta oggi, al liceo scientifico Filippo Buonarroti di Largo Concetto Marchesi.

L'istituto per mezzo del suo sito web rende noto che "le lezioni sono sospese fino a nuovo avviso" e che "è stata fatta denuncia alle autorità competenti".

Gli studenti promotori della protesta spiegano la ragioni dell'occupazione in un manifesto. "La decisione di intraprendere questo atto è stata frutto di lunga analisi, condotta in maniera democratica e inclusiva tramite un confronto fra tutti gli studenti e le studentesse del liceo. La volontà collettiva ha agito di conseguenza - spiegano gli studenti-. Vogliamo muovere una critica al sistema scolastico tutto. Innanzitutto la didattica frontale è sterile. É raro che una lezione susciti un vero interesse in coloro che sono seduti al banco per 5/6 ore di seguito con un’ unica pausa di 15 minuti e nessun riposo tra una materia e l’ altra. Anche gli insegnanti conoscono la sensazione di affaticamento scolastico che si manifesta a causa di una totale mancanza di dialogo orizzontale; se questo fosse presente, infatti, sarebbe in grado di facilitare l’insegnamento e l’apprendimento, di creare un vero e proprio scambio e rendere la conoscenza un’esperienza condivisa e piacevole".

"Ancora di più  - aggiungono- sentiamo come il dialogo sia assente per quanto riguarda i programmi ministeriali, non concordati, ma imposti anno dopo anno, generazione dopo generazione, senza che lo studente possa davvero avere voce in capitolo. La programmazione, sproporzionata al tempo dato, e trattata perciò in maniera assolutamente superficiale, assoggetta studenti e professori; così facendo se nello studente si sviluppasse un serio interesse per un argomento l’unico modo per approfondirlo sarebbe lo studio autonomo e personale, anche se nella maggior parte dei casi questo interesse non nasce. I programmi non sono quindi né esaustivi né soddisfacenti, ma soprattutto non sono trattabili in modo utile alla formazione di persone consapevoli del mondo che ragionano in maniera critica. Manca il “ponte” tra nozione pura e azione reale: i temi trattati spesso non vengono contestualizzati, la programmazione troppo fitta non lascia spazio per metabolizzare le informazioni e quindi impedisce la loro applicazione pratica. Sentiamo fortemente la mancanza di tematiche politiche e di attualità come la crisi ambientale, l’educazione sessuale e all’affettività, fondamentali per sviluppare un pensiero critico e soggettivo. L’ educazione civica, per come viene trattata, non è in grado di adempiere minimamente a questa funzione e rappresenta l’ennesima prova che solo chi vive la scuola come gli studenti sa di che cosa ha bisogno".

"Ci opponiamo inoltre al sistema di ricatto sul quale la scuola si basa attraverso le verifiche e le valutazioni - si legge ancora nel manifesto diffuso dagli studenti-  utilizzando questo metodo spesso l’interesse di uno studente per il voto supera l’interesse per l’argomento o la materia stessa, e questo porta a travisare il fine primo della scuola: l’apprendimento, nozionistico e non. Competizione, esclusione, disagio, paura e ansia non dovrebbero essere all’ordine del giorno nella vita scolastica, eppure sono proprio questi i motivi che portano la maggior parte degli adolescenti a provare un generale sentimento di malessere e una forte sfiducia nei confronti della scuola".

"Ultima ma non per questo meno importante, l’edilizia scolastica. La nostra scuola ci sta stretta,  letteralmente - scrivono gli studenti-Ci siamo trovati quest’anno a settembre con un terzo delle aule mancanti, a dover sostenere un orario di 6 ore, senza poter utilizzare i laboratori, con il rumore dei lavori per gli infissi delle finestre durante le lezioni. Sono venute al pettine tutte le problematiche di questo tipo, di cui l'esempio più eclatante è stato la situazione del Buonarroti: al rientro a scuola mancavano un terzo delle aule, carenza di cui sono complici tutte le istituzioni, Provincia in primis fino al governo centrale, che da decenni ormai non fa altro che tagliare fondi all'istruzione. Non avere abbastanza aule, almeno per noi, non è stata una sorpresa; nonostante i nostri innumerevoli sforzi per cercare di trarre delle soluzioni immediate e concrete dalle autorità competenti, esse si sono rifiutate di ascoltarci, lasciandoci come sempre in una situazione precaria e di estremo disagio: al Buonarroti facciamo un orario estremamente pesante dal punto di vista psicofisico che prevede 6 ore di lezione ogni giorno, con una sola pausa, (senza la possibilità di usare i laboratori e la biblioteca). Un altro disagio legato alla carenza di spazi è quello rappresentato dai trasporti: sono in moltissime le persone che, uscendo da scuola alle 13.40 non riescono a tornare a casa prima di 30-45 minuti; nonostante i tentativi, nessuno è riuscito ad adattare gli orari dei pullman, ma anche prima della pandemia i trasporti pubblici erano in difetto. Con la nostra occupazione vogliamo quindi denunciare l’operato di tutte quelle istituzioni che ci hanno lasciato a noi stessi costringendoci a compromessi e rinunce".

"Questa situazione - proseguono gli studenti- non è più tollerabile, non riusciamo a dare un senso all’andare a scuola. Non ha senso studiare macchinosamente con il solo fine della valutazione piuttosto che per interesse personale. Non ha senso non essere protagonisti e protagoniste. Non ha senso sottoporsi volontariamente allo stress che questo ambiente provoca. In questo periodo si fa sempre più evidente il malessere presente in tutti e tutte noi, malessere dato dalla frustrazione, dalla fatica, dall’infelicità, di non riuscire a trovare un motivo valido per andare a scuola, di non riuscire a considerare la scuola solo una perdita di tempo. Noi non vogliamo che la scuola sia questo. Vogliamo semplicemente una scuola adatta a noi. Non esiste un modello di scuola specifico già esistente al quale ci stiamo riferendo e che vorremmo prendere come esempio, ma con questa azione vogliamo arrivare a proporre un’alternativa dimostrando che una scuola diversa è possibile. L’occupazione è sia un momento di protesta che di formazione. Questi giorni insieme ci serviranno a capire collettivamente che cosa vogliamo davvero che la scuola sia e come vogliamo ricercare un tipo di formazione diversa dalla tradizione, ma non per questo meno valida. Condanniamo la competizione negativa tipica della scuola attuale e crediamo nell’aspetto laboratoriale della formazione, nella crescita collettiva e nella condivisione orizzontale dei saperi. Infine ci impegneremo a gestire la sicurezza generale e la questione Covid con tutte le precauzioni del caso: all'entrata verrà chiesto il Green Pass e all'interno dell'edificio scolastico sarà obbligatorio l'uso della mascherina; il rispetto di tale volontà sarà garantito da un servizio d'ordine costante".


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