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Cronaca Lunedì 22 Dicembre 2025 ore 18:02
Sette intossicati a Cisanello in due mesi

I lavoratori denunciano gravi criticità, due persone avrebbero subito danni permenenti. L’Aoup rassicura, ma il clima resta teso e incerto
PISA — Sette intossicazioni in poco più di due mesi, due lavoratori con danni permanenti e un intero reparto sotto pressione. La situazione all’interno del laboratorio di Anatomia Patologica dell’edificio 200, all’ospedale di Cisanello, è diventata problematica. La protesta delle lavoratrici e dei lavoratori è ormai pubblica e sostenuta da Unione Sindacale di Base e Potere al Popolo, che parlano apertamente di emergenza.
Secondo quanto segnalato da USB, l’ultimo episodio risale a Venerdì 19 Dicembre, quando un nuovo sversamento di sostanze tossiche ha provocato l’accesso al pronto soccorso per alcuni dipendenti. L’accusa è chiara: "Da tempo il personale ha denunciato l’assenza di DPI adeguati e la presenza di sostanze volatili cancerogene come lo xilolo".
Dura anche la nota politica. "La narrazione dell’eccellenza raccontata da Giani e dal Partito Democratico crolla di fronte alla realtà", ha scritto Potere al Popolo, aggiungendo: "Sette intossicazioni in poche settimane dimostrano che servono investimenti massicci in sicurezza. Sulla salute di chi lavora non può esserci risparmio".
La Direzione dell’Aoup ha replicato nel tardo pomeriggio con una nota ufficiale in cui afferma di aver preso da subito ogni misura utile a tutelare i dipendenti. "Abbiamo attivato tutta la filiera della sicurezza e un’Unità di crisi, sospendendo le attività e disponendo l’allontanamento del personale fino al ripristino delle condizioni di legge", ha fatto sapere l’Azienda.
La Direzione ha inoltre smentito le contestazioni sulla carenza di reagenti e DPI e ha spiegato che "i test diagnostici sono comunque garantiti grazie alla rete laboratoristica regionale". Quanto all’edificio 200, la Direzione ha confermato che "saranno individuate soluzioni progettuali per una diversa e definitiva collocazione dei laboratori all’interno del Nuovo Santa Chiara".
Ma la protesta va oltre le ultime settimane. USB parla di anni di degrado strutturale, con laboratori nati in moduli prefabbricati poi diventati definitivi, infiltrazioni d’acqua, presenza di animali infestanti, clima non controllato tra 8 e 38 gradi, carenze di materiali e spazi. Tutti fattori che, secondo i sindacati, mettono a rischio sia i lavoratori sia la qualità stessa dei test diagnostici.
Il clima è teso, il malcontento diffuso, e i segnali di sfiducia nel sistema sono ormai evidenti. "Non è ammissibile che i lavoratori debbano mettere a repentaglio la loro salute per portare avanti il servizio", ha scritto USB.
Infine anche Diritti in Comune ha commentato la notizia, "I lavoratori e le lavoratrici della diagnostica di laboratorio dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana hanno denunciato condizioni di lavoro inaccettabili e che li espongono a gravi rischi per la salute. L'ultimo episodio denunciato è quanto accaduto il 19 dicembre, che ha visto alcuni/e lavoratori/trici costretti ad accedere al Pronto Soccorso a causa di uno sversamento di sostanze tossiche. Da tempo però i dipendenti hanno segnalato le problematiche legate alle condizioni di sicurezza, all'assenza di adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) e alle condizioni ambientali estremamente precarie all'interno dei laboratori, senza che venissero adottati i necessari interventi risolutivi da parte degli organi competenti. Le condizioni descritte, come l'esposizione a sostanze tossiche, le infiltrazioni d’acqua, l' inquinamento acustico e termico, la presenza di animali infestanti, sono totalmente inaccettabili e vanno assolutamente e urgentemente risolte. Una collocazione, quella nei container dell'edificio 200 di Cisanello, nata anni fa come provvisoria, ma che come accade troppo spesso diventa stabile nel tempo, con, alla lunga, evidenti problemi di sicurezza. Chiediamo alla Direzione dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e alle istituzioni regionali di prendere una posizione decisa e immediata per risolvere le problematiche strutturali e per garantire, fin da subito, ambienti di lavoro sicuri, adeguati e salubri, che rispettino i diritti e la sicurezza di chi ogni giorno è in prima linea per la salute collettiva. La recente vendita di alcuni edifici all'INAIL per ottenere la liquidità per la progressione dei lavori del cantiere del nuovo ospedale è l'evidente cartina di una operazione che mostra sempre più i suoi limiti. È necessario individuare le priorità di ricollocamento di questi servizi ospedalieri fino aoggi sacrificati. Esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici che, nonostante queste difficili condizioni, continuano a svolgere con dedizione e impegno il loro lavoro, garantendo la diagnostica e quindi la salute dei pazienti".
Michele Bufalino
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