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Politica Martedì 23 Giugno 2026 ore 08:30

Takeda, anche Diritti in Comune contro i tagli

La coalizione critica la delocalizzazione verso Vienna e chiede un tavolo istituzionale per salvaguardare i 67 posti di lavoro.



PISA — Continua a far parlare la vicenda Takeda che ha scatenato diverse reazioni politiche. Dopo le prese di posizione sindacali e istituzionali, oltre all'intervento della Lega, interviene anche Diritti in Comune, che contesta duramente la scelta della multinazionale giapponese di trasferire parte delle attività da Pisa a Vienna e di interrompere decine di rapporti di lavoro in somministrazione.

La coalizione parla di una decisione assunta esclusivamente per ragioni economiche e chiede una mobilitazione a sostegno dei lavoratori coinvolti. Al centro della critica ci sono i 67 posti di lavoro a rischio nello stabilimento pisano.

"No alla delocalizzazione di Takeda Manufacturing Italia da Pisa verso Vienna con la perdita di 67 posti di lavoro. Riteniamo gravissima la decisione di questa multinazionale che ha chiuso l'esercizio 2025 con un utile di 10.266.020 euro", si legge nella nota diffusa da Diritti in Comune.

Secondo la coalizione, l'azienda avrebbe scelto di intervenire proprio sui lavoratori più esposti alla precarietà. "A fronte di questi numeri l'azienda decide di colpire i lavoratori e le lavoratrici più precarie, ovvero quelli in somministrazione assunti tramite Adecco e di trasferire altrove diverse funzioni ed attività", prosegue il comunicato.

Diritti in Comune sostiene che il sito produttivo di Pisa abbia contribuito in maniera significativa alla crescita dell'azienda e accusa la multinazionale di non aver trasformato in occupazione stabile il lavoro svolto negli anni dai dipendenti in somministrazione.

"La multinazionale giapponese che ha fatto crescere i suoi fatturati anche grazie allo stabilimento pisano, il secondo in Italia insieme a quello di Rieti, nel nostro territorio da un lato ha risparmiato sul costo del lavoro per anni, non procedendo alle stabilizzazioni, e ora vuole dare il ben servito a decine di lavoratori e lavoratrici mandandoli a casa dall'oggi al domani", afferma la coalizione.

La richiesta rivolta alle istituzioni è quella di un intervento immediato. "Questo modo rapace di operare da parte di Takeda non è accettabile e occorre da subito un intervento a livello governativo, regionale e comunale a sostegno di questa vertenza, aprendo immediatamente un tavolo", si legge ancora nel documento.

Nel comunicato viene inoltre sottolineato come, a giudizio di Diritti in Comune, non vi siano elementi riconducibili a una situazione di crisi aziendale. "Non vi è alcuna situazione di crisi e si agisce secondo strategie speculative e socialmente irresponsabili, col solo obiettivo della massimizzazione dei profitti", viene evidenziato.

La coalizione richiama anche alcune vertenze industriali del passato, citando i casi Carlo Colombo ed Ericsson, e annuncia l'intenzione di portare la questione all'attenzione del consiglio comunale.

"Da parte nostra ci mettiamo a disposizione per le forme di mobilitazione che lavoratori e lavoratrici definiranno e porteremo con urgenza la questione in consiglio comunale a sostegno di questa vertenza", conclude la nota, definendo la vicenda Takeda un tema che va oltre il singolo stabilimento e riguarda il contrasto alle delocalizzazioni e alla precarietà del lavoro.


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