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Attualità venerdì 18 marzo 2022 ore 20:42

Gli universitari occupano il polo Carmignani

"Fateci spazio" sulla lavagna del Polo Carmignani occupato

Iniziativa "Fateci spazio!" rivendicata da "Sinistra per..." con una lettera inviata al rettore, al sindaco, al presidente della Toscana e al ministro



PISA — "A seguito dell’Assemblea di Ateneo convocata da Sinistra Per…, movimento studentesco indipendente di Pisa, la componente studentesca presente ha deciso di occupare il Polo universitario Carmignani a tempo indeterminato". Così dalla stessa "Sinistra per..." dell'Università di Pisa, parlando di una "azione politica" che ha varie motivazione, a cominciare dalla "decisione presa dalla Regione Toscana di tagliare i fondi per il diritto allo studio".

In una lettera aperta all’Università di Pisa e al Rettore Paolo Maria Mancarella, al Comune di Pisa e al Sindaco Michele Conti, alla Regione Toscana e al Presidente Eugenio Giani, al Ministero dell’Università e della Ricerca e alla Ministra Maria Cristina Messa, il movimento studentesco ha spiegato le motivazioni dell'occupazione.

Questa la lettera aperta:

"La componente studentesca continua a far sentire la propria voce! Da troppo tempo le nostre richieste non vengono ascoltate. Per questo, a seguito dell'assemblea di oggi 18 marzo 2022 chiamata da Sinistra Per…, come componente studentesca unita abbiamo deciso di rimanere all'interno del Polo Carmignani.

La recente decisione della Regione Toscana di non erogare più i contributi per il diritto allo studio, per recuperare le risorse tramite fondi PNRR, è inaccettabile e pericolosa. La Regione sceglie di fare un gioco d’azzardo, un salto nel vuoto. Alla meglio, viene detto nella relazione prodotta dall’Azienda regionale di Diritto allo Studio, i servizi erogati rimarranno gli stessi di adesso, alla peggio assisteremo all’ennesimo taglio sul diritto allo studio. 

Anziché utilizzare i fondi del PNRR per potenziare il Diritto allo Studio, definanziato da più di dieci anni, investendoli in interventi straordinari come la manutenzione e ristrutturazione delle residenze, che cadono a pezzi, o l’ampliamento del servizio mensa, insufficiente anche in periodi di minor affluenza, si decide di affrontare la ripartenza con un gioco sulla pelle della componente studentesca più fragile e più colpita dalla pandemia, quella borsista. Qualora la Regione fallisse nei suoi intenti i risultati sarebbero disastrosi: entro il 2024 si stima un tagli di circa un quarto delle borse di studio, di 650 posti alloggio, oltre alla riduzione dei servizi e ristrutturazione della loro erogazione. 

Questo significa determinare una forte esternalizzazione dei servizi, aggravando, a pochi anni dalla pandemia, situazioni di sfruttamento e maggiore precarietà delle componenti lavoratrici.

L’Università italiana è sempre più cara. Le tasse sono aumentate del 60% tra il 2005 e il 2015 e il numero di iscrittз è diminuito di circa il 4,8% se confrontiamo le persone immatricolate del 2019 con quelle del 2008. A poco sono serviti i finanziamenti straordinari effettuati tra il 2020 e il 2021: gli interventi migliorativi sono stati pagati a caro prezzo dalla stessa componente studentesca, soprattutto quella fuoricorso. Crediamo che le problematicità nelle nostre carriere non possano essere considerate motivo di punizione sotto forma di tasse aggiuntive, ma piuttosto di analisi e risoluzione delle cause. Sono molteplici ormai le indagini che dimostrano come chi impiega più tempo a conseguire un titolo di studio è chi potremmo definire “meno abbiente”. Esiste un legame intrinseco tra mezzi economici (diretti e indiretti) a disposizione e performatività negli studi: è giunto il momento di metterlo al centro della discussione sul modello universitario che ci immaginiamo per il futuro.

L’Università non potrà mai tornare accessibile finché i costi a carico delle famiglie e della componente studentesca non verranno abbattuti. Un servizio pubblico di interesse collettivo, in quanto tale, deve essere finanziato dalla fiscalità generale e non prevalentemente da chi ne usufruisce. 

La retorica del merito è utilizzata per giustificare gli aumenti di tassazione, penalizzazioni, e numeri chiusi, distogliendo l’attenzione da quelli che sono i continui tagli all’istruzione: non si può parlare di merito in un Paese che non garantisce il diritto allo studio.

Ci opponiamo a un modello di università esamificio, in cui ciò che importa è solo la performance, il voto, un modello in cui si alimenta un sistema malato di competitività. Viviamo infatti in un’università profondamente divisiva, volta a creare barriere tra chi può essere considerato “meritevole” e chi no. Un'università che ci spinge ad identificare il nostro valore nella nostra prestazione, nel voto che ci viene attribuito, spingendoci verso un continuo senso di frustrazione, ansia e panico.

L’inaccessibilità è però data anche dagli spazi in ateneo, che sono sempre meno attraversabili. Ci rendono più distanti, facendo emergere le mancanze strutturali di più di dieci anni di tagli all’università: gli spazi mancavano anche prima della pandemia.

Rivendichiamo il ruolo fondamentale che il coinvolgimento attivo, l’incontro e l’aggregazione hanno nella nostra vita universitaria. Questi aspetti si concretizzano nella disponibilità di spazi più sicuri e accessibili, sia fisici che non, spazi di discussione pubblica sull’università, in cui dobbiamo essere ascoltatз.

Vogliamo un’Università inclusiva, che non impedisca il pieno sviluppo della personalità, ma lo assecondi e supporti. Vogliamo Università libere da abilismo, razzismo, sessismo e pregiudizi, accessibili per tutti i corpi e le soggettività. Vogliamo un'educazione transfemminista, vogliamo atenei più sicuri, privi di violenza e abuso. Vogliamo un'Università che sappia accogliere e integrare tutta la componente studentesca, formando ogni soggetto alla diversità. Vogliamo una nuova Università, più equa e giusta e che sia soprattutto inclusiva e accessibile!

- All’assessora regionale Alessandra Nardini, al presidente della Giunta Regionale Eugenio Giani, al Consiglio Regionale chiediamo: di ripristinare i fondi del contributo regionale, al momento azzerati per il 2024;

- Al Ministero dell’Università chiediamo: maggiori finanziamenti a università e ricerca, tali che permettano di ridurre significativamente l’importo della contribuzione studentesca.

- Al Comune chiediamo: misure concrete per il diritto all'abitare contro il caro affitti, e il rinnovo della convenzione trasporti per studenti universitari

- All’Università di Pisa chiediamo: che la tassazione studentesca non aumenti, che vengano eliminate le maggiorazioni fuoricorso introdotte negli ultimi anni, di poter vivere e accedere serenamente nei nostri spazi, che le aule non vengano chiuse ma luogo di studio e confronto, che le aule studio vengano riaperte senza limitazioni di orari.

Per questo e molto altro stasera restiamo, ci riprendiamo i nostri poli e gridiamo: FATECI
SPAZIO!
"


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