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Iran, quando si fermerà Trump? L'analisi del direttore Luciano Fontana
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Politica Domenica 01 Marzo 2026 ore 12:08

Presidio a Pisa contro l’escalation USA-Iran

La Rete dei Comunisti, insieme a Cambiare Rotta e OSA, annuncia per il 2 Marzo alle 18 un presidio per chiedere lo stop all’escalation



PISA — Un presidio contro la nuova fase del conflitto in Medio Oriente è stato convocato per lunedì 2 Marzo alle 18 in Piazza Gaza (Piazza XX Settembre), nel centro di Pisa, dalla Rete dei Comunisti insieme a Cambiare Rotta e OSA. L’annuncio arriva con un documento molto critico verso l’azione statunitense e israeliana, dove si sostiene che l’attacco all’Iran e la risposta immediata di Teheran si inseriscano in una dinamica che sta cambiando profondamente gli equilibri della regione.

Nel testo si legge che "l’attacco militare lanciato da USA e Israele e la prima risposta dell’Iran si inserisce in un contesto dove la tendenza alla guerra in ‘Medio Oriente’ è divenuta da più di due anni un’ampia guerra guerreggiata di cui Israele è il suo maggiore vettore". Il comunicato parla di un’aggressione resa possibile dalla "profonda complicità di tutto il blocco occidentale, comprese le classi dominanti del nostro paese". Per le realtà promotrici, l’attuale escalation è parte di "una vera e propria guerra ‘costituente’" che ridefinisce la mappa dei rapporti di forza, soprattutto dopo il ruolo di Russia e Cina nei tentativi di stabilizzazione della regione.

Il documento richiama gli interventi russi in Siria e la mediazione cinese tra Arabia Saudita e Iran, ritenuti segnali di un possibile ordine diverso, poi interrotto dagli eventi degli ultimi due anni. In questo quadro, l’attacco contro Gaza e la pressione sulla Cisgiordania vengono descritti come elementi centrali di un processo che, secondo il comunicato, ha "due nemici principali: i palestinesi e le forze dell’Asse della Resistenza". Viene ricordata anche la presenza massiccia di truppe statunitensi nell’area, che viene indicata come uno dei fattori che alimentano i rischi di un ampliamento del conflitto.

Una parte del documento è dedicata al ruolo globale degli Stati Uniti, accusati di voler bloccare la formazione di un mondo multipolare. Gli estensori affermano che Washington mira a "restare il dominus delle relazioni internazionali" e a preservare la propria influenza nel Mediterraneo allargato. Secondo il comunicato, la politica estera americana sarebbe legata anche alla gestione del mercato energetico e alla difesa del dollaro come riferimento nei commerci internazionali.

Le organizzazioni firmatarie criticano duramente anche l’atteggiamento europeo, definito una rinuncia al dialogo con l’Iran avviato con gli accordi sul nucleare. Nel testo si legge che l’Europa ha compiuto "un vero e proprio ‘tradimento’" nei confronti di un paese che aveva accettato limiti al proprio programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni.

Il comunicato termina con un appello politico netto: "Bisogna denunciare più che mai la rinnovata aggressività statunitense e sionista, nonché le complicità occidentale di cui gode a tutti i livelli. È necessario più che mai che ‘le armi tacciano’ e che questa ulteriore escalation bellica rientri". La nota si chiude chiedendo di interrompere "i legami che connettono il nostro paese con il terrorismo sionista e ai banditi statunitensi"


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