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lunedì 27 giugno 2016

JAZZ CORNER — il Blog di Leonardo Boni

Leonardo Boni

LEONARDO BONI - Un giovane economista, appassionato di basket che nei timeout coltiva un grande interesse per la musica e per il jazz.

Ahmad Jamal - At the Pershing

di Leonardo Boni - giovedì 06 novembre 2014 ore 22:34

Quando trovo un pianista jazz che mi colpisce, mi fermo. Ascolto solo quello, non riesco a fare nient’altro. E mi capitò un po’ di tempo fa con Ahmad Jamal. Non proprio un nome che fa marketing… diciamolo.. ma non ce ne importa. Giusto per intendersi, la critica lo considera uno dei jazzisti più influenti della storia.. quindi, del marketing, poco interessava nel lontano ’50.

Un tocco sopraffino, raffinato, che vuole rimanere un po’ in disparte. Ma che a piccoli passi emerge.. tra un tocco di spazzole ed un basso che rimbomba.

L’album di oggi è un live. L’ho scelto perché c’è una versione di Moonlight in Vermont che supera ogni altra versione che abbia mai sentito.

Frank Sinatra, ok, la interpreta divinamente. Ma come la suona Ahmad… non esistono rivali.. una classe assoluta: ricama le note sul ritmo stabile del piatto. Una classica versione da piano bar, da blue note. Come se la ascoltassi tra una portata e l’altra della cena.. Se fate bene attenzione, si sente qualcosa di simile all’inizio del pezzo.

La sua particolarità non è tanto l’incessante virtuosismo tipico dei pianisti del tempo, ma il ricamare la nota; l’arpeggio divino attorno ad un accordo, personalizzando il pezzo, senza stravolgerlo.

Per quanto mi riguarda, assolutamente unico. Anche But Not For Me, in apertura, è degna di segnalazione; come No Greater Love, un gran bello swing. Andrebbe a nozze con un Tony Bennett della situazione. Una base perfetta per un jazz-trio.

Woody’N You, una canzone che testimonia una grande maestria nel cambio del ritmo a metà canzone. E badate bene che nei ’50, tutto era da scoprire ancora.. e fu di grande ispirazione per Donald Byrd, che al sassofono ha vissuto di sterzate allucinanti a metà canzone, per dare brio e armonia.

In conclusione di album, ci si lascia un po’ andare sull be-bop con la famosa Poinciana, marchio di fabbrica di Ahmad. Come se volesse dare un tocco di stravaganza ad un album che farebbe spartiacque tra jazz e musica classica.

Personalmente, la classicità di Ahmad è senza eguali, e purtroppo ha dovuto affrontare le tendenze che dagli anni ’60 hanno spostato il jazz verso necessità commerciali. Ma a me piace ricordarlo così, come in Moonlight in Vermont, senza macchie, senza cicatrici. 

La purezza.

Leonardo Boni

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