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venerdì 27 maggio 2016

JAZZ CORNER — il Blog di Leonardo Boni

Leonardo Boni

LEONARDO BONI - Un giovane economista, appassionato di basket che nei timeout coltiva un grande interesse per la musica e per il jazz.

George Benson - Give Me The Night

di Leonardo Boni - mercoledì 08 ottobre 2014 ore 08:11

George Benson e la sua chitarra. Oppure la chitarra e il suo George Benson. Insomma, due modi di interpretare una cosa sola. Un’unica entità, che da origine a qualcosa di assolutamente stupefacente, ritmato, di classe. Il guitar-jazz è un genere che per certi versi riesce a solleticare il funky, la disco-music anni ’70, il soul.

Una chitarra che parla, canta, con una facilità tale da non rendersene conto. Questo è l’effetto che fa Wes Montgomery, pioniere senza troppe discussioni. Ed è l’effetto che fa George Benson, che aggiunge una voce nera ad una chitarra ritmica che ha una classe sopraffina. George Benson ha reso famoso un genere un po’ in ombra, che nel Jazz difficilmente ha saputo tener testa ai quartetti capitanati da trombettisti e sassofonisti.

Era molto più facile sfondare grazie al fiato, che grazie alla rapidità e il ritmo delle tue mani. Pochi eletti sanno maneggiare una chitarra come George Benson, e Give Me The Night è uno degli album che gli rendono merito a trecentosessanta gradi. Tanti hanno preso spunto da lui, uno su tutti, il mio amato Norman Brown. Un album che vede George Benson proiettare il guitar-jazz alle stelle. La canzone che da il titolo all’album fu un successo planetario, con un riff inconfondibile ed una voce penetrante. Una canzone che lascia a te la scelta dell’interpretazione: puoi ballarla, puoi semplicemente ascoltarla, puoi cantarla oppure puoi andare più a fondo, ascoltando solo la chitarra, eliminando il resto, per capire veramente il talento di Benson.

Non vi fidate? Volete altre garanzie per Benson? Vi do un nome: Quincy Jones. Il produttore dell’album è l’incorreggibile Quincy Jones. Si porta dietro il suo infallibile team tra cui il paroliere che fece anche le fortune di Michael Jackson, Rod Temperton.

C’è una prevalenza di tracce dove Benson si esprime cantando, e solo due, a sorpresa, dove a cantare è la sua chitarra. “Off broadway” e “Dinorah dinorah” hanno un ritmo classico alla Benson, ballabile, ondeggiabile, che risente delle influenze anni ’70, rendendo l’ascolto piacevole e leggero, dove si può apprezzare anche un’ottimo ed inusuale utilizzo della chitarra acustica.

Quincy capì che Benson poteva diventare una stella del jazz a livello planetario. Nessuno aveva allora un talento che abbracciasse voce e chitarra come quello di Georgy. Perciò Give Me The Night fa cogliere l’aspetto più nascosto del finora virtuoso della chitarra Benson. La voce. Non a caso il successo di Benson in termini numerici avvenne grazie al supporto di un team importante, ma è con il suo talento infinto che poi è riuscito a mantenersi su tali standard nel corso degli anni. Continuando, ancora oggi, ad esportare il genere in giro per il mondo con super concerti.

Leonardo Boni

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