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JAZZ CORNER — il Blog di Leonardo Boni

Leonardo Boni

LEONARDO BONI - Un giovane economista, appassionato di basket che nei timeout coltiva un grande interesse per la musica e per il jazz.

Rod Stewart - The Great American Songbook

di Leonardo Boni - martedì 10 novembre 2015 ore 11:23

Rod Stewart ladies and gentlement. Se vi aspettate il rockin rod, beh è il momento di vedere il meraviglioso cantante sotto le vesti di crooner.. e che crooner.

The Great American Songbook ha osservato un successo planetario che nessuno si sarebbe mai aspettato.. Ma la sicurezza di un repertorio di canzoni classiche e la sua voce intramontabile, difficilmente avrebbe fallito.

La prima volta che ho ascoltato Rod in versione jazz, ricordo che ero in un negozio... Ascoltai attentamente la sua voce, mixata in un arrangiamento alla Phil Ramone, storico produttore visionario... E ho pensato subito che dovevo averlo... E dovevo avere tutti e 5 i pezzi della collana. Mi sembrava la perfezione assoluta nell'interpretazione dei classici amercani, nonostante la nota anima celtica.

C'è tanto di Phil Ramone negli arrangiamento dell'album.. Può sembrare monotono, niente di nuovo.. Ma quando ascolti l'American Songbook arrangiato così... È sempre un bel sentire.

The Way You Look Tonight è onestamente una delle migliori versioni mai prodotte. Compete con la dolcezza di Tony Bennett... Il croonerismo ce l hai nel sangue, e sinceramente Rod ne è un portatore sano. Ha classe, tempo, voce adatta. Non è da tutti.

Supera Paul McCarteny. E si posiziona a ridosso dei tre migliori di sempre. Sinatra, Bennett e dean martin.

Fantastica anche The Nearness Of You. Una canzone che ti entra dentro. Leggera, con quella cadenza tipicamente anni '50, che fa sembrare tutto bello, tutto perfetto.

Nonostante la mia versione preferita sia una performance inedita live dei Rolling Stones, Rod Stewart riesce a mettermi in difficoltà. Seria.

Un album, insomma, semplice, diretto, ben interpretato e soprattutto ben orchestrato, confermando il grande successo avuto.

Andate a vedervi su YouTube alcune versioni live che Rod propone in piccoli show. These Foolish Things è una chicca, forse la vera chicca dell'album. Sinceramente, tutti i grandi del passato si sono imbattutti in questo pezzo, trovando arrangiamenti tra i più particolari. Da Chet Baker, a Frank Sinatra... ma la voce di Rod è unica, magari non cristallina, ma perfettamente si adagia sulle spazzole che sfiorano i piatti, e sulle corde di una chitarra alla Grant Green.

Ve ne innamorerete della versione di Rod, senza pensarci due volte, senza pregiudizi. Questo è un grande crooner. Rockin Rod è anche Swinging Rod.

Leonardo Boni

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