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Attualità sabato 31 gennaio 2015 ore 14:42

Bancarellai, "il Comune rompa il suo silenzio"

I vicedirettori di Confcommercio e Confesercenti: "Se non vogliono più questa attività commerciale in Duomo abbiano almeno il coraggio di ammetterlo"



PISA — "C'è qualcosa di incomprensibile e di colpevole nel silenzio assordante dell'amministrazione comunale sul destino degli operatori del duomo". A parlare così sono Elisabetta Ficeli e Giulio Garzella, rispettivamente vicedirettore di Confcommercio Pisa e Confesercenti: “La situazione rasenta l'assurdo. I lavori al muro di cinta, motivo scatenante della cacciata da piazza Duomo sono ormai terminati. Il permesso temporaneo in piazza Manin scade il 16 febbraio prossimo in ragione di una proroga. E da parte dell'amministrazione comunale, nessun cenno sulla sorte di questi operatori. Silenzio in ordine alla tipologia delle nuove strutture in caso di rientro, nonostante il Piano del Commercio rimetta proprio all'amministrazione comunale la presentazione di un coerente progetto sul prototipo delle bancarelle. Sono anni che chiediamo inutilmente un tavolo tecnico su questo, per un confronto nel merito, ma l'amministrazione ha sempre fatto orecchie da mercante”.

Secondo le Associazioni, il punto vero è che, dietro questo minaccioso silenzio, sembra esserci una precisa volontà politica: “Vorremmo sbagliarci, ma contro ogni buon senso, contro ogni ragionevolezza e persino contro il pronunciamento del Consiglio di Stato, l'amministrazione dimostra nei fatti una precisa volontà di non far rientrare il mercato del Duomo al proprio posto. Si tratterebbe di una decisione unilaterale, arbitraria, che cancella con l'inerzia di un tratto di penna centinaia di posti di lavoro. Lo dimostrano le nostre recenti diffide, in particolare su via Cardinale Maffi, dove i lavori sono terminati da tempo e non ci sono neanche più cantieri”.

“Se non vogliono più questa attività commerciale per tutta l'area del Duomo -concludono i vicedirettori di Confcommercio e Confesercenti - abbiano almeno il coraggio di ammetterlo con chiarezza. Se così fosse, saremmo in presenza di un abuso inaccettabile di potere, al quale continueremo ad opporci con tutte le nostre forze”.



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