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Attualità mercoledì 11 febbraio 2015 ore 12:00

Coldiretti, lettera ai sindaci in difesa del latte

"​Impegnatevi per valorizzare e tutelare gli allevatori pisani". Condividere con le amministrazioni un percorso di trasparenza e tracciabilità



PISA — Impegnatevi per valorizzare e tutelare i produttori pisani latte: Coldiretti scrive ai sindaci per condividere con le amministrazioni comunali il percorso di trasparenza e tracciabilità in difesa della zootecnia da latte che nella sola provincia di Pisa ha visto chiudere, in dieci anni, quasi mille aziende. 

La battaglia dell'organizzazione agricola, che ha vissuto negli scorsi giorni una fase importante con la maxi-mungitura di protesta in Piazza della Repubblica a Firenze, si sposta ora Comune per Comune.
Nella lettera, inviata in queste ore ai sindaci, Coldiretti ha sollecitato la discussione e la condivisione, nelle prossime giunte comunali, dell’azione a tutela del Made in Italy agroalimentare e dell’equità delle filiere.
“Per difendere le stalle italiane dall’estinzione – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Provinciale Coldiretti – serve un fronte comune. A questo fronte non possono mancare i Comuni di un territorio ad alta densità agricola e rurale”.

Coldiretti un risultato lo ha già ottenuto: l’impegno di Conad a pagare di più il latte degli allevatori. L'obiettivo però è quello di "raggiungere il traguardo della trasparenza e tracciabilità attraverso l’obbligo di origine nell’etichetta del latte, formaggi e derivati". Inoltre c'è la questione del prezzo equo: "agli allevatori resta appena il 17 percento visto che il latte si moltiplica di quattro volte dalla stalla alla tavola". Infine la Coldiretti chiede di "garantire una ovvietà, per nulla scontata, che venga chiamato formaggio solo ciò che deriva dal latte e non da prodotti diversi. Bisogna poi "rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte che sono quasi quattro volte superiori a quelle del totale della produzione regionale: 230mila tonnellate le importazioni, 68.300 la produzione. "Il 40% del latte – aveva denunciato proprio Filippi alla vigilia della maxi-mungitura - che non ha ne un nome, ne un cognome".

Coldiretti pone attenzione nei confronti dei consumatori che "subiscono le scelte dell’industria alimentare e non possono accorgersi degli autotreni di cisterne piene di latte di origine sconosciuta che arriva da ogni angolo d’Europa". “Fatta eccezione – analizza Aniello Ascolese Direttore Coldiretti Provinciale - per illatte ed i formaggi Dop, e per le produzioni casearie degli allevatori che hanno scommesso sulla filiera corta; alcuni esempi li troviamo ai mercati di Campagna Amica". "Significa che quasi la metà dei formaggi è prodotta con latte straniero - aggiunge - vogliamo che sia indicato nell’etichetta quel latte da dove viene; il latte che entra nella nostra Regione entra straniero ed esce italiano”. Da qui la necessità di un coinvolgimento che travalichi le stalle ed settore: “se chiudono le stalle italiane i primi a rimetterci sono i consumatori italiani e con esse l’economia di molti territori”.



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