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Spettacoli martedì 25 marzo 2014 ore 16:09

Fenomenologia della Fine in 25 scatti

La mostra, visitabile fino al 30 marzo, è un viaggio tra abbandono e miseria e tra storie che chiedono di essere raccontate



PISA — Rimane aperta al pubblico fino al 30 marzo. La Personale di Nicola Bertellotti, giovane fotografo specializzato in urbex (Urban Exploration), raccoglie e mostra scatti che vogliono essere ispirazione per gli occhi, ma anche stimoli per una conferenza di archeologia industriale e un concorso letterario.
Le 25 fotografie selezionate per Fenomenologia della Fine, infatti, allestita nello spazio espositivo Sopra le Logge, da sole raccontano differenti, definite storie, sguardi su strutture dismesse ed edifici lasciati a se stessi, ma che in un passato certe volte sorprendentemente poco lontano sono state noti centri di degenza, prestigiosi palazzi, giostre contese dai più piccoli, rumorose industrie affollate e brulicanti di operai, o semplicemente luoghi che ora non sono più niente, ma che qualcuno un tempo chiamava casa.

Entrando in questa cornice di vetro e acciaio inserita nel pieno centro storico della città e salendo le rampe della scala centrale che l'attraversa, ci si potrà dunque imbattere, fra gli altri, in Interstellar, scatto ravvicinato di ciò che resta di un forno Schmidt del cementificio costruito nel 1886 dalla Società Giacinto Guffanti, I was love, che rivela l'interno della villa di Locarno e la vista sul lago di cui il rivoluzionario e filosofo Michail Bakunin potè godere nell'ultimo periodo della sua vita, o Wind rise, che immortala invece il cimitero dell'ex ospedale psichiatrico di Volterra: in funzione dal 1887, il manicomio è stato di abbandono dal 1978, anno dell'applicazione della Legge Basaglia. Le lettere che i pazienti scrivevano ai familiari, durante la loro degenza in ospedale, non venivano considerate da parte dei medici ma venivano semplicemente raccolte nelle cartelle cliniche.
Dunque un misto di rivelazione del vuoto e denuncia dell'abbandono, ma anche emersione di vicende reali e ricordi che si fanno avanti con delicatezza, poesia, in un ritratto multiforme a tratti lirico e a momenti invece quasi sussurrato, scandito in un rispetto dei luoghi che fa del fotografo, Nicola, un osservatore volutamente assente, che con i suoi scatti restituisce scorci di strutture sommerse eppure ancora in piedi e storie che sembrano spingere per uscire da sotto la coltre di polvere e di oblio.


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