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Attualità giovedì 17 settembre 2020 ore 18:45

Classi pollaio, protestano gli insegnanti

Oltre trecento i docenti della provincia di Pisa che hanno firmato una lettera per lamentare la disorganizzazione nel rientro a scuola



PISA — Sono in tutto 302 gli insegnanti delle scuole di Pisa, Cascina, Pontedera e San Miniato che hanno firmato una lettera di protesta contro le disorganizzazioni nel rientro in classe rispetto alle normative di prevenzione anti contagio da Covid-19, con particolare riferimento al sovraffollamento delle aule.

"Come docenti - questa la lettera -, non possiamo sottoscrivere le rassicuranti dichiarazioni del Governo sulla ripresa della scuola, né accettare passivamente la realtà che stiamo vivendo. La ripresa si è rivelata un terreno sul quale il velleitario ottimismo dei proclami si è scontato con la realtà dei fatti, che parlano invece di noncuranza, negazione dei problemi e soprattutto di tagli.

Sono infatti i tagli, quelli degli ultimi trent'anni, ad avere progressivamente causato pesanti ricadute sulla qualità dell'insegnamento/apprendimento e che, adesso, stanno determinando la grave situazione nella quale la scuola 'riprende'. Le classi pollaio, la situazione dell'edilizia scolastica (con il 53,8% degli edifici non a norma), la cronica inefficienza nel programmare un organico stabile sono questioni strutturali che l'emergenza sanitaria ha solo reso pi ù evidenti. Era chiara fin da maggio che questi tagli, senza investimenti per classi meno numerose, nell'edilizia scolastica e per l'incremento dei trasporti, avrebbero aggravato i problemi già esistenti, con conseguenze disastrose. Lo stesso è accaduto nella sanità, dove l'annosa politica dei tagli si è rivelata, specie in alcune regioni, la principale responsabile del gran numero di morti per Covid-19 in Italia, contenuti solo dalla passione e dal coraggio del personale sanitario.

Noi docenti abbiamo la stessa passione e coraggio, ma ci sentiamo, insieme alle nostre studentesse e ai nostri studenti, come chi viene mandato a mani nude in una fornace.
La cosiddetta 'ripartenza' avviene a suon di aggiustamenti progressivi e incoerenti, spiegabili solo, ancora una volta, nella logica del risparmio. Quindi:

1. di fronte all'evidenza scientifica del distanziamento fisico quale misura più efficace per prevenire i contagi e lo sviluppo dell'epidemia nel paese;

2. di fronte al problema conclamato delle ridotte dimensioni delle aule scolastiche in rapporto all'eccessivo numero di studenti per classe (conseguenza della riforma Gelmini),

invece di provvedere alla riduzione del numero di studenti per classe, annullando il vincolo del numero minimo, si è proceduto, a luglio, alla formazione delle classi con i vecchi criteri (DPR 81/2009), ispirati ad accorpamenti e riduzioni, addirittura con tagli ancora più stringenti in nome del consueto numero minimo di 27 alunni per le classi iniziali; sono state ridotte le distanze di sicurezza (un metro tra le rime buccali; 80% di capienza nei bus); si è propagandata la ricerca di spazi aggiuntivi nei cinema, nei teatri, nelle caserme, all'aperto, dimenticando che le aule scolastiche devono avere particolari requisiti di idoneità e sicurezza; si è avanzata la salvifica soluzione di "piccoli" banchi monoposto, poco adattabili sia a studenti al di sopra dei 14 anni sia ad alunni diversamente abili, trascurati se non ignorati.

Mentre nei negozi e in ogni altro spazio chiuso è ancora obbligatorio entrare in maniera contingentata,  con mascherina e per tempi limitati (misure confermate nel DPCM del 7 settembre). 

Si vuole

STIPARE studenti e docenti nelle aule, senza mascherina e per 5 ore al giorno

ASSEMBRARE gli studenti e il personale scolastico nei bus, per carenza di mezzi di trasporto e personale

COMPRIMERE le misure di sicurezza nelle aule, limitando le vie di fuga in caso di incendio odi altra situazione di pericolo.

La distanza di un metro statico tra le rime buccali, stabilita come requisito minimo dal CTS, è stata intesa da alcuni dirigenti scolastici come distanza tra i centri dei banchi, dimenticando che gli studenti non sono burattini, in un'aula parlano e agiscono, rendendo quella stessa distanza significativamente inferiore a quella di sicurezza per tutte le ore di scuola. In queste condizioni, i docenti sono tenuti a indossare la mascherina chirurgica per l'intero orario di lavoro, mentre gli studenti, congelati nei loro banchi, potranno stare senza quei dispositivi dl protezione, definiti 'altruisti' perché tutelano l'intera comunità.

La riduzione degli alunni fino a un massimo di 22-23 per classe avrebbe, al contrario,

- consentito di garantire una ragionevole sicurezza per gli studenti e il personale scolastico, con una gestione più armonica del rapporto tra alunni e spazi;

- assicurato a tutti gli studenti la scuola in presenza, con opportuno uso, per esempio, di turni sfalsati o doppi;

- alleviato in modo consistente il nodo dei trasporti.

Per noi docenti gli studenti e le studentesse non sono numeri, sono persone vive, e saremmo stati disponibili a rimodulare l'abituale orario lavorativo pur di garantire loro la presenza in classe, una didattica efficace, ma anche e soprattutto la massima tutela possibile della salute di tutti.

Invece, noi docenti siamo posti di fronte a due sole alternative:

I. rientrare a scuola mettendo a rischio l'incolumità degli alunni, del personale ATA, di noi stessi e di tutte le famiglie, costretti a correre il rischio di diventare gli umori della comunità.

2. deliberare ancora come misura "complementare" la didattica a distanza, senza poterne sancire la straordinarietà, con tutti gli effetti in termini di riduzione dell'efficacia didattica, di violazione della privacy e, non ultimo, di violazioni contrattuali sui tempi di lavoro dei docenti.

Per questo, noi docenti della comunità pisana, appartenenti a scuole diverse, ma uniti nella consapevolezza della centralità dell'istituzione scolastica per la salute civica di un paese e nella passione reale per il nostro mestiere, siamo a denunciare una negligenza sulla scuola che ci penalizza tutti come cittadini, e a chiedere alle organizzazioni preposte alla tutela dei lavoratori un impegno concreto per affermare le ragioni di un diritto allo studio e all'insegnamento in sicurezza, che riporti la scuola e i suoi attori al centro reale del discorso pubblico".



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