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Attualità venerdì 16 luglio 2021 ore 09:30

Assegnate 62 case popolari

I numeri del primo semestre 2021 sul fronte delle politiche abitative: assegnazioni in aumento rispetto all'anno precedente



PISA — Nei primi sei mesi del 2021 sono state consegnate 62 case popolari ad altrettante famiglie; 25 sono state le assegnazioni definitive; 22 quelle temporanee e 15 le assegnazioni per mobilità. 

I dati relativi al primo semestre, resi noti dal Comune per mezzo di una nota, fotografano l'andamento nelle politiche abitative. Nel 2020 le nuove assegnazioni di alloggi erano state 61.

Nel 2019 erano state assegnate 87 case popolari, di cui 52 in via definitiva, mentre nel 2020, anno della pandemia, è stato registrato un rallentamento con 58 assegnazioni.

"Seguendo la legge - spiega l’assessore alle politiche abitative Gianna Gambaccini -, siamo riusciti ad assegnare 25 alloggi in via definitiva e 22 in forma temporanea, a famiglie che ne possedevano requisiti, cittadini italiani e stranieri. Al tempo stesso, saremo rigorosi nel controllo del mantenimento delle regole. Proprio nella prossima riunione del Lode abbiamo all’ordine del giorno l’approvazione del nuovo regolamento di utenza".

"Fin dal nostro insediamento nel 2018 – continua - le assegnazioni sono state fatte grazie ai criteri di storicità di residenza e alla possibilità che concedeva la precedente legge regionale e l’attuale in vigore n 2/2019 di chiedere il certificato di impossidenza all’estero, visto che l’autocertificazione per i cittadini extracomunitari potrebbe essere discriminatoria nei confronti dei cittadini italiani molto più facilmente controllabili. Ma noi abbiamo fatto di più. Con una delibera di Giunta del 2020, prima della pubblicazione del bando Erp, abbiamo inserito anche la richiesta di certificato di impossidenza per gli stranieri comunitari, proprio per evitare qualsiasi discriminazione. Ritengo, tuttavia, che se la legge regionale verrà modificata come da indirizzo della giunta regionale per togliere dai requisiti di accesso la storicità di residenza sarà la vittoria non di un diritto costituzionale ma la conferma di una vera e propria guerra fra poveri: fra chi ha bisogno della casa e deve fare i conti con un numero limitato di alloggi popolari, già al momento non soddisfacente per accontentare il bisogno di tutti. Ritengo che la risposta della politica a questa domanda non sia di evitare ricorsi alla Corte costituzionale ma di aiutare i cittadini e debba consistere pertanto nel trovare rapidamente fondi a livello regionale, nazionale e comunitario per costruire nuove case popolari, magari approfittando delle risorse destinate all’Italia con il nuovo Recovery plan".

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