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venerdì 15 novembre 2019

Cronaca mercoledì 16 ottobre 2019 ore 09:31

"Dateci giustizia per Emanuele Scieri"

Emanuele Scieri

L'appello dell'associazione che da anni si batte per la verità sulla morte del giovane parà avvenuta nel 1999 all'interno di una caserma pisana



PISA — "E’ notizia che la Procura Generale Militare intende avocare a se le attività di indagini condotte dalla Procura di Pisa sulla morte del nostro amico Emanuele Scieri."

Lo scrive l"Associazione Giustizia per Lele", che da anni si batte per avere la verità sulla morte di Emanuele Scieri, un giovane parà siracusano il cui corpo venne ritrovato privo di vita all'interno della caserma Gamerra di Pisa nell'agosto 1999.

Dopo che sul fatto non erano state individuate responsabilità, il lavoro fatto anni dopo dalla commissione parlamentare di inchiesta e dalla Procura di Pisa ha fatto riaprire il caso, con tre ex commilitoni di Scieri indagati per omicidio volontario in concorso e l'ex comandante della Folgore accusato di favoreggiamento e false informazioni ai Pm.

Adesso la presa di posizione di Carlo Garozzo, dell'associazione Giustizia per Lele, dopo le ultime novità:

"La Procura Generale Militare ritiene di essere l’unico organo competente ad indagare su tre ex caporali e su un generale dello stato italiano e ha richiesto il trasferimento del fascicolo.

Da un lato, questa è una notizia che conferma come la vicenda Scieri sia una vicenda “grossa”, che “scotta”, dai mille dubbi e altrettanti interrogativi a conferma che quella notte di agosto Emanuele Scieri venne ammazzato dentro una caserma italiana. Dopo venti anni, venti maledetti anni, dopo archiviazioni da parte di tutte le procure, civili e militari, oggi qualcosa sembra essere cambiato e questo non può non trovarci positivi e ben predisposti.

Dall’altro lato, da amico di Emanuele Scieri, da rappresentante di un’associazione che porta il suo nome, GIUSTIZIA PER LELE, questa notizia nel contempo mi fa paura, mi spaventa e non ho alcun timore nel palesare questa paura perché so di cosa si parla.

E allora mi rivolgo alle Procure di questo paese, civili e militari che trattano il caso Scieri. Mi rivolgo con l’autorità concessami dal cuore e dall’amore fraterno che mi lega ad Emanuele Scieri e alla sua famiglia, ricordando che se oggi si parla della storia di Emanuele lo si deve solo alla gente testarda che crede davvero che in queste paese sia ancora possibile affermare e far valere diritti elementari e basilari, quali quelli della verità e giustizia

E’ sufficiente leggere e rileggere le carte di questa vicenda, incastrale tra loro per capire che il 13 agosto 1999 all’interno della caserma gamerra di Pisa accadde il più tragico dei fatti: quella notte si decise della vita di un ragazzo di 26 anni, soli 26 anni, che amava la vita, rideva ad essa e che stava servendo il suo paese. Questo omicidio è avvenuto nella più completa impunità non solo dei responsabili ma anche di chi aveva il dovere, l’obbligo, l’autorità di vigilare su Emanuele, su di un ragazzo che prima di essere figlio di questo stato era figlio della famiglia Scieri, figlio di Corrado e Isabella, fratello di Francesco, amico di tanti ragazzi che oggi sono la sua gente.

Abbiamo chiesto a gran voce che venisse istituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta e increduli l'abbiamo vista nascere, ne abbiamo seguito i lavori incessanti, apprezzato la serietà e determinazione; abbiano udito e visto per la prima volta visi conosciuti solo nelle carte e rivisto volti noti segnati dal tempo ma sempre pronti ad offendere con dichiarazioni indicibili Emanuele e il suo terribile epilogo; abbiamo sentito per la prima volta pronunciare la frase “indagati per omicidio” da parte della Procura di Pisa intravedendo, finalmente, una strada maestra verso l’affermazione della verità e della giustizia; abbiamo assistito al suo risveglio eterno, pianto lacrime amare nell’immaginare i nuovi accertamenti medico legali.

Si dovrebbe fare tesoro di tutto questo che è solo la minima parte di questi maledetti venti anni e non lasciare che l’affermazione della competenza e giurisdizione da parte dell’una o dell’altra procura possa ritardare il percorso verso la verità.

Ci siamo ripresi facendo a botte con noi stessi la fiducia nelle istituzioni di questo strano e folle paese.

Non rallentate questo percorso, non bloccatelo neanche per un attimo.

Ridate ad Emanuele Scieri e alla sua famiglia la dignità e il rispetto che meritano.

Dateci questa benedetta giustizia e finiamola qua".



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