Cronaca Martedì 11 Agosto 2026 ore 08:51
Farmaci scaduti, i Nas chiudono l'Istituto Barco

Il centro di Ospedaletto resta chiuso dopo i controlli di Asl e Nas. Il Tar conferma lo stop: farmaci scaduti e terapie endovenose al centro del caso.
PISA — Resta sospesa l'attività dell'Istituto internazionale Barco di Ospedaletto. Il provvedimento è arrivato dopo i sopralluoghi effettuati all'inizio di Giugno da personale dell'Asl insieme ai Carabinieri del Nas di Livorno, cui ha fatto seguito l'intervento del Comune di Pisa sull'autorizzazione della struttura. Il centro ha presentato ricorso al Tar della Toscana, ma i giudici amministrativi hanno respinto le richieste cautelari avanzate per ottenere la riapertura.
La vicenda prende avvio il 4 Giugno, quando durante un controllo congiunto sarebbero state trovate, secondo quanto riportato negli atti, confezioni di farmaci scaduti o prive di autorizzazione al commercio, oltre a dispositivi e presidi oltre la data di validità. Il giorno successivo un nuovo sopralluogo avrebbe fatto emergere ulteriori criticità, tra cui la mancanza di accreditamento regionale per la tipologia di trattamento effettuato e alcune difformità nell'utilizzo dei locali.
Nel rapporto viene infatti indicato che "la struttura sanitaria non è accreditata" per il tipo di terapia proposta. Sarebbero state inoltre individuate stanze utilizzate per la degenza nonostante l'autorizzazione riguardasse esclusivamente attività ambulatoriali.
Sulla base delle risultanze trasmesse dall'azienda sanitaria, il Comune di Pisa ha quindi revocato l'autorizzazione all'attività del centro.
Uno dei punti centrali riguarda l'ossigeno-ozono terapia praticata nella struttura e, in particolare, l'utilizzo del cosiddetto ossigeno poliatomico liquido, somministrato per via endovenosa. Su questo tipo di trattamento era già intervenuto nel 2018 l'Organismo toscano per il governo clinico, che aveva precisato come tale somministrazione non potesse essere "in alcun modo annoverata tra le modalità di utilizzo della ossigeno ozono terapia", sottolineando inoltre l'assenza di pubblicazioni scientifiche sperimentali e cliniche tali da ricondurla all'impiego terapeutico dell'ozono.
Lo stesso organismo aveva inoltre evidenziato che il trattamento non dovrebbe essere somministrato per via endovenosa "per il pericolo di embolia gassosa polmonare" e che, ai fini della sicurezza dei pazienti, l'utilizzo dell'ossigeno poliatomico liquido dovrebbe avvenire esclusivamente in strutture pubbliche o private accreditate, con specifica autorizzazione sanitaria e nell'ambito di una sperimentazione clinica controllata.
Dopo lo stop, i legali dell'Istituto Barco hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, sostenendo anche la necessità di non interrompere i trattamenti già avviati sui pazienti. La prima richiesta cautelare è stata però respinta dal presidente della seconda sezione del Tar di Firenze, secondo il quale "la prosecuzione delle terapie in condizioni di rischio è suscettibile di mettere in pericolo la tutela della salute degli stessi pazienti che vi si sottopongono".
Anche il collegio, chiamato successivamente a pronunciarsi sulla sospensiva, ha confermato la linea. I giudici hanno scritto che "nel bilanciamento dei contrapposti interessi che vengono in rilievo nel giudizio, risulta certamente prevalente, sull’interesse economico di parte ricorrente, l’interesse pubblico affinché la somministrazione di qualsivoglia terapia avvenga in condizioni di accertata e sicura assenza di rischi per la salute dei pazienti che vi si sottopongono".
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