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Ginecologia, un intervento innovativo all’Aoup

Tecnica mini-invasiva salva una giovane dopo emorragia: preservata la fertilità senza trasfusioni all’ospedale di Pisa.



PISA — Un intervento innovativo, eseguito all’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, apre nuove prospettive nella ginecologia mini-invasiva. Protagonista una giovane paziente, arrivata in ospedale con una grave emorragia dopo un parto spontaneo.

L’équipe dell’unità operativa di Ostetricia e ginecologia 1, guidata da Andrea Panattoni e diretta da Simoncini, ha scelto una strada alternativa rispetto alla chirurgia tradizionale, ritenuta troppo rischiosa per il quadro clinico. Gli esami avevano evidenziato la presenza di residui placentari nell’utero, una condizione che poteva aggravare ulteriormente il sanguinamento.

I medici hanno così optato per una procedura innovativa basata sull’ablazione termica a microonde, eseguita con guida ecografica transvaginale e monitoraggio Doppler in tempo reale. Attraverso una sottile antenna, inserita in modo mini-invasivo, l’energia è stata direzionata con precisione fino a interrompere il flusso sanguigno, permettendo poi la rimozione dei residui in sicurezza.

L’intervento ha consentito di evitare trasfusioni e, soprattutto, di preservare l’utero della paziente, un aspetto centrale considerando la giovane età.

"Questo intervento – di cui non al momento non risultano precedenti descrizioni nella letteratura scientifica internazionale – dimostri quanto sia fondamentale integrare competenze diverse – chirurgiche, ecografiche e interventistiche – per offrire soluzioni innovative e conservative", ha detto Simoncini, sottolineando il valore dell’approccio multidisciplinare.

Lo stesso Simoncini ha evidenziato anche le prospettive future. "Preservare l’utero e quindi la fertilità di una donna giovane rappresenta un obiettivo centrale della nostra attività clinica e di ricerca", ha aggiunto, ricordando però che si tratta di un primo caso.

"Si tratta di un singolo caso clinico e saranno necessari ulteriori studi per confermare sicurezza, riproducibilità e impatto sulla fertilità futura. Tuttavia, l’esperienza pisana apre una nuova prospettiva nella gestione mini-invasiva della ritenzione di materiale placentare associato a emorragia post-partum e post-aborto", ha concluso.


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