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Attualità martedì 08 marzo 2022 ore 14:05

Un minuto di silenzio per la pace in Ucraina

Il personale del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa ha raccolto l'invito della presidente Maria Chiara Carrozza



PISA — "Il silenzio può anche fare molto rumore, se lo riempiamo di significato e valore" si legge nel messaggio che Maria Chiara Carrozza ha inviato al personale del Cnr, invitando ad osservare un minuto di silenzio per il drammatico conflitto russo-ucraino. 

Invito raccolto dal personale dell’Area della ricerca di Pisa che si è radunato all'esterno della struttura per un minuto di raccoglimento.

“I drammatici eventi sul conflitto in Ucraina, che in questi giorni tengono l’Europa e il mondo con il fiato sospeso - si legge nel messaggio della presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza- non ci hanno lasciati indifferenti. La solidarietà incondizionata a coloro che soffrono, la difesa della scienza come volano di pace e sviluppo sono i confini entro i quali si muove il nostro sentire, nella profonda convinzione che libertà di pensiero e azione siano l’unica vera strada da percorrere, l’unica speranza per il nostro presente e per il futuro che consegneremo alle generazioni a venire. Ammutoliti: così ci sentiamo, istintivamente, di fronte a violenza, terrore e soprusi. Ma il silenzio può anche fare molto rumore, se lo riempiamo di significato e valore. Un minuto nel quale, oltre ad esprimere solidarietà per il popolo ucraino – e per tutti i popoli attualmente vittime di guerre e ingiustizie – ci si possa riconoscere come parti di un tutto, come compagni di viaggio, uniti nella pace e nella fiducia per il progresso dell’umanità. Con un pensiero solidale in più, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti della donna. Datemi un punto d’appoggio – diceva Archimede – e solleverò il mondo. Facciamo di noi stessi, di ciascuno di noi, quel punto d’appoggio. E facciamolo insieme, guardandoci negli occhi”. 

“Quest’anno- commenta il presidente dell'Area del Cnr pisano Antonello Provenzale- la giornata della donna è più triste. Perché pensiamo alle vittime della guerra che si svolge in Europa, pensiamo alle vittime di tutte le guerre, donne, bambini, uomini. Pensiamo alla follia di usare i cannoni al posto delle parole, di non trovare altro modo di risolvere i conflitti se non dandoci la clava gli uni sulla testa degli altri. È un momento drammatico, che richiede partecipazione al dolore di chi soffre, e fermezza nel perseguire e volere la pace, anche nelle nostre vite, anche con il ruolo che la scienza può e deve avere per costruire un mondo più giusto”.


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