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Politica Lunedì 24 Agosto 2026 ore 09:00
Santa Chiara, "no a vendita in blocco ai privati"

La Città Ecologica chiede di attuare il Piano Chipperfield per parti e dare precedenza a Primaziale e Normale nelle aree vicine alla Piazza del Duomo.
PISA — No alla vendita in blocco dell’ex Santa Chiara e apertura invece a una cessione per parti che favorisca, soprattutto nelle aree più vicine alla Piazza del Duomo, l’ingresso di istituzioni culturali come Opera della Primaziale Pisana e Scuola Normale Superiore. È la posizione espressa dall’associazione ambientalista La Città Ecologica, che torna a chiedere l’attuazione del Piano Chipperfield a oltre dodici anni dalla sua approvazione.
L’associazione interviene dopo il ritorno delle voci relative a possibili gruppi privati interessati all’acquisto dell’intero complesso. "Noi crediamo che l’ingresso nel comparto di queste due istituzioni culturali di grande prestigio sia un’occasione assolutamente da non perdere", sostiene La Città Ecologica riferendosi a Primaziale e Normale. Una prospettiva che, secondo gli ambientalisti, richiede però di "uscire dal tabù della vendita 'in blocco'".
Proprio la vendita complessiva viene considerata dall’associazione la soluzione meno opportuna. Nel documento si sostiene che, nell’attuale fase, un’operazione di questo tipo potrebbe essere presa in considerazione soprattutto da "soggetti finanziari puri, interessati prioritariamente alla speculazione immobiliare", uno scenario giudicato incompatibile con la delicatezza di un’area collocata immediatamente a ridosso della Piazza del Duomo.
La proposta è quindi quella di ripartire dall’impianto originario del Piano di Recupero, che secondo l’associazione è ancora vigente grazie alle proroghe ministeriali. "Il Piano di recupero, che a seguito delle proroghe ministeriali risulta tuttora vigente, è strutturato in 10 Unità minime di intervento (UMI) che consentono a nostro parere una vendita per parti, subordinata a convenzioni per assicurare interventi rispettosi delle linee comuni del piano stesso", sottolinea La Città Ecologica.
Gli ambientalisti intervengono anche sul tema delle risorse che la vendita del Santa Chiara dovrebbe garantire per la realizzazione del nuovo ospedale di Cisanello. "La Città ecologica ritiene che l’obiettivo del massimo ricavo economico dalla vendita, finalizzato al finanziamento del nuovo ospedale in costruzione a Cisanello, non possa guidare l’azione delle amministrazioni pubbliche coinvolte, fino a travolgere l’impianto del Piano di recupero", si legge nel comunicato.
Il piano, ricorda ancora l’associazione, tiene conto del vincolo posto sugli edifici storici dal Ministero dei Beni Culturali e prevede interventi orientati al recupero delle caratteristiche architettoniche e tipologiche del complesso, insieme alla tutela e all’ampliamento delle aree libere, da destinare a nuovi spazi verdi alberati e fruibili.
Un passaggio specifico riguarda poi la ex Scuola Medica. Il Piano Chipperfield prevede per l’edificio "il restauro per adibirlo a museo e ad attività didattiche, congressuali ed espositive". Una destinazione che, secondo La Città Ecologica, sarebbe "assolutamente diversa" dall’ipotesi del "grande centro congressi" auspicato da esponenti dell’attuale maggioranza comunale.
L’associazione considera infatti un centro congressi di quelle dimensioni difficilmente compatibile con un contesto urbano già sottoposto a una forte pressione turistica. Il comparto, ricorda il documento, si trova in prossimità della zona di maggiore concentrazione dei visitatori ed è già parzialmente inserito nella Ztl, che La Città Ecologica vorrebbe estendere all’intera area del Santa Chiara.
L'associazione ambientalista infine vuole stabilire una priorità anche nella futura alienazione delle diverse porzioni. "L’auspicio è che le UMI prossime alla piazza del Duomo siano alienate prioritariamente alle Istituzioni Culturali che le richiedono, come elemento di salvaguardia del SITO Unesco di piazza del Duomo", sostiene l’associazione. Solo le restanti porzioni, nella proposta della Città Ecologica, dovrebbero essere destinate alla vendita ai privati, mantenendo comunque i vincoli stabiliti dal Piano di Recupero.
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