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venerdì 26 aprile 2019

Attualità venerdì 14 dicembre 2018 ore 16:55

"Umiliata l'autonomia dei corpi universitari"

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi torna sulla vicenda della "gemmazione" della Scuola Normale con l'Università Federico II di Napoli



PISA — "Piccoli interessi localistici che prevalgono sugli interessi nazionali. Spero che il mondo accademico si mobiliti". Lo dice il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi tornando sulla vicenda della "gemmazione" della Scuola Normale Superiore di Pisa con l'Università Federico II di Napoli.

"Un questione di questa importanza  - aggiunge Rossi - non può essere decisa in una riunione tra un sindaco, un deputato e un capo di gabinetto del ministero dell'Istruzione. E' in campo da tempo un progetto per espandere in altre parti d'Italia l'organizzazione e le conoscenze della Normale ed era stato votato anche un emendamento favorevole alla Camera per far partire questa operazione. Non può accadere che tutto salti solo per i capricci di un sindaco".

"Il metodo, chiamiamolo così, utilizzato è assurdo. Il governo, nonostante il titolo V della Costituzione riconosca un ruolo agli enti regionali su questi temi, non ha pensato di consultare la Toscanas. Noi facciamo tutto il possibile per aiutare l'università - prosegue il Rossi - abbiamo dato in comodato uffici, laboratori e come Regione abbiamo aperto anche un ufficio a Bruxelles per ricercare finanziamenti da offrire alla Normale. Siamo insomma stati sempre presenti, questa volta invece siamo stati soltanto spettatori di un teatro dell'assurdo".

"Insisto – spiega Rossi – gli interessi nazionali non possono soccombere davanti a interessi localistici. Il comunicato improvvisato del Ministero è servito solo a far suonare la grancassa al sindaco di Pisa che parla di una vittoria storica. In realtà, si tratta soltanto di una enorme sconfitta per l'autonomia delle università e il mio auspicio e che adesso gli atenei si mobilitino, e non solo a Pisa. Se chi opera dentro l'università aveva previsto di poter accrescere l'importanza e il prestigio della Scuola Normale mettendola in sinergia con altre realtà, questa era una scelta che spettava soltanto agli accademici. La verità è che così si è soltanto umiliata l'autonomia dei corpi universitari".

Rossi non condivide l'opinione del sindaco di Pisa Michele Conti secondo il quale portando l'università a Napoli sarebbe stato depredato il marchio di un'eccellenza pisana: "Non mi risulta - dice Rossi - che la Normale sarebbe stata chiusa, anzi era un modo per esportare un modello di eccellenza. La legge prevedeva che un comitato interno alla Scuola avrebbe sorvegliato sui progressi portati avanti dalla Federico II. Anche la Scuola di Parigi, da cui è nata la Normale, ha sedi in tutta la Francia con la direzione centrale ben salda in mano ai parigini. Un modello replicabile anche in Italia".

"Quello che emerge ancora una volta – conclude Rossi – è l'atteggiamento a un tempo spregiudicato e campanilistico della Lega, che a Milano dice una cosa, a Firenze un'altra e a Napoli un'altra ancora. La politica ridotta al gioco delle tre carte. E basta vedere cosa hanno fatto su manovra e trattative con l'Europa: dire una cosa e poi farne un'altra. La vicenda della Normale è solo l'ennesima dimostrazione".



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