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Cronaca giovedì 17 giugno 2021 ore 14:00

"Un bambino portato via a forza dalla polizia"

Intervento della polizia (foto di repertorio)

Il bimbo, di 8 anni, tolto alla madre su disposizione del Tribunale. Per la Casa della Donna è "assurdo e inaccettabile". Il caso anche in Parlamento



PISA — "Accade a Pisa - raccontano dall'associazione Casa della Donna -. Martedì scorso ben 11 poliziotti hanno prelevato con la forza un bambino di 8 anni dalla casa dove vive con la mamma. Il provvedimento è scattato su ordine del Tribunale di Pisa che ha decretato l’allontanamento del bambino dalla madre con “ricollocamento” presso il padre attraverso uno spostamento forzato dalla Toscana alla Sicilia, dove il bimbo non ha mai vissuto".

“Siamo esterrefatte dalla violenza esercitata contro il bambino e sua madre, quello che è accaduto è assurdo e inaccettabile. Chiediamo alle e ai parlamentari della Toscana di intervenire. È ora di dire basta alla violenza istituzionale contro i bambini e le loro madri”, ha commentato Carla Pochini, presidente della Casa della donna il cui centro antiviolenza si è interessato al caso offrendo supporto alla mamma. 

“Un bimbo ha paura del padre - ha aggiunto Pochini -, si rifiuta di incontrarlo dopo 32 incontri protetti, e il tribunale di Pisa che fa? Impone il suo prelievo forzato, senza nessun approfondimento nel merito, senza ascoltare il bimbo, senza capire i motivi della sua paura, senza rispettare il suo desiderio. Come è possibile? Perché trattare il bimbo come un criminale, allontanarlo forzatamente della madre e imporre il ‘collocamento’ forzato dal padre quale ultimo tentativo di ricostruzione della bigenitorialità? Una decisione insensata che certo non tutela il benessere del bimbo, benessere che invece dovrebbe essere il primo scopo del tribunale”.

Come raccontato la madre, il bimbo sarebbe stato prelevato dalle forze dell’ordine dopo essersi chiuso in bagno terrorizzato e rifiutandosi di uscire. A quel punto, impedendole di avvicinarsi e parlare con il figlio, la porta del bagno sarebbe stata buttata giù e il bambino preso con la forza senza nessun personale medico-sanitario presente. "Non solo - sottolineano dalla Casa della Donna -. Le telecamere interne all’abitazione sono state divelte e alla mamma intimato di non effettuare nessuna ripresa video. Tutto ciò è accaduto, nonostante sia già stata fissata per domani, 18 Giugno, un’udienza sul caso davanti alla corte d’appello di Firenze".

“Non possiamo accettare che tutto ciò avvenga nella nostra città - ha concluso Pochini -. Un bimbo non può subire una simile violenza, tanto più se esercitata da quelle istituzioni che dovrebbero tutelarlo, perché non vuole vedere il padre e perché il tribunale, invece di approfondire, decide che è ‘colpa della madre’ se il bimbo rifiuta di stare con il padre. L’accusa è sempre la stessa, a Pisa come altrove: la madre è ‘alienante e malevola’. Ancora una volta la cosiddetta sindrome di ‘alienazione parentale’ viene usata in tribunale per colpire le madre e i minori, in nome della bigenitorialità, per ‘rieducare’ i figli alla relazione con il padre rifiutato. Eppure anche recentemente la Cassazione ha ribadito l’inesistenza scientifica di simili teorie e smontato le sentenze di allontanamento dei figli dalla madre in base solo alla presunzione che i suoi comportamenti siano la causa della paura per il padre, anziché basarsi sull’accertamento dei fatti di violenza che hanno vissuto o a cui hanno assistito. Nonostante ciò in tutta Italia è un continuo susseguirsi di casi come quello di Pisa. Siamo di fronte ad un gravissimo cortocircuito istituzionale che si sta consumando sulla pelle dei bambini. Serve subito un intervento del governo e del parlamento per porre fine a queste pratiche vergognose e barbare che negano i diritti delle madri e dei minori”.

Sul caso, la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio e la violenza di genere, ha fatto sapere di aver presentato un'interrogazione alla ministra della Giustizia.

"Chiediamo alla ministra competente - ha detto Valente - di fare luce su questo drammatico episodio che vede per l'ennesima volta i diritti umani fondamentali di una madre e di suo figlio gravemente compromessi nell'ambito di un procedimento di affido. Non è infatti la prima volta che accadono fatti di questo genere e dobbiamo invece scongiurare che si ripetano. Il 15 giugno il bambino, di madre peruviana e padre italiano, doveva incontrare il padre nel centro affidi di Pisa, ma si è rifiutato di uscire di casa. La madre ha chiamato il servizio sociale per richiedere un supporto, ma si è vista arrivare in casa il padre del minore, scortato da una decina di operatori di servizi sociali e Polizia, nonché dalla curatrice speciale del minore. Il bambino, che si era chiuso in bagno, è stato prelevato sfondando la porta, con la forza e mentre si dimenava piangendo. Dopo alcune ore, la mamma che chiedeva almeno di rassicurarlo ha ottenuto di accompagnarlo in auto nel centro affidi, scortata dal padre e dalle forze di Polizia". 

"Ora la signora ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa - ha aggiunto Valente -, denunciando tutte le persone intervenute e il trattamento inumano e degradante al quale sono stati sottoposti suo figlio e lei stessa, in violazione degli articoli 13 e 32 della Costituzione sulla libertà personale e sulla salute".


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