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Cultura lunedì 17 febbraio 2014 ore 14:23

Breccia, Messerini, Pizzorusso e Ripepe: "La Sapienza non è solo biblioteca"

I docenti ed ex allievi preoccupati per il dipartimento di Giurisprudenza, trasferito in sedi di emergenza a seguito dell'inagibilità



PISA — “Basterebbe passare davanti alla Sapienza per accorgersi che sulla sua facciata c’è scritto Facoltà di Giurisprudenza… e anche per constatare che, da quando è stato necessario dislocare altrove le attività della Facoltà che richiamava ogni giorno migliaia di persone, una zona da sempre tra le più vivaci del centro storico, appare immersa in un’atmosfera quasi da deserto dei Tartari, come ben sanno i commercianti che ne subiscono le drammatiche conseguenze”. Amareggiati e stupiti, che La Sapienza non è solo biblioteca lo tengono a sottolineare quattro illustri ex allievi di Giurisprudenza. 

Umberto Breccia, Virginia Messerini, Alessandro Pizzorusso ed Eugenio Ripepe hanno “seguito con notevole sconcerto il modo in cui sono stati prospettati i problemi conseguenti alla chiusura, per ragioni di sicurezza, del Palazzo della Sapienza, dove ci siamo formati e abbiamo trascorso la nostra intera vita professionale come docenti”.

A convincerli a farsi avanti è stata l’idea che, una volta messo in sicurezza l’edificio, i problemi di capienza della Biblioteca Universitaria si possano risolvere con la sua espansione all’interno della Sapienza, sottraendo al Dipartimento di Giurisprudenza il suo già ridotto spazio vitale

A colpir i giuristi è stato, insomma, soprattutto “il fatto che all’attenzione giustamente prestata alla grave situazione nella quale si è venuta a trovare la Biblioteca Universitaria non abbia corrisposto analoga attenzione per quanto riguarda la situazione, non certo meno grave, nella quale si è venuta a trovare la Facoltà (poi, Dipartimento) di Giurisprudenza, che occupava la parte di gran lunga più ampia del palazzo fin dalla sua costruzione. Lo sconcerto non nasce dal fatto che nessuno ha ricordato il legame storico tra Sapienza e studi giuridici a Pisa: sappiamo bene che la sensibilità occorrente per dare importanza ai legami storici non è molto diffusa. Nasce dal sorprendente disinteresse che tanti hanno dimostrato per le sorti di quello che è oggi uno dei maggiori dipartimenti dell’università di Pisa (più di 5mila studenti, un centinaio di professori, varie decine di amministrativi, tecnici e ausiliari, un patrimonio librario di oltre 130mila volumi) ritrovatosi da un giorno all’altro letteralmente in mezzo alla strada: senza aule, senza biblioteche, senza uffici, senza sale di lettura e di studio”.

Ricordando come l’Ateneo sia riuscito a far fronte all’emergenza reperendo locali in varie parti della città, Breccia, Messerini, Pizzorusso e Ripepe ricordano che “le misure di emergenza non possono certo diventare soluzioni stabili e tanto meno definitive”.

“Non dubitiamo della volontà e della capacità della nostra amministrazione universitaria, a cominciare dal Rettore- spiegano -, di farsi carico di questi problemi per avviarli a soluzione nel modo migliore e più rapido possibile. Ma sarebbe paradossale se a questo fine non si potesse contare anche sulla solidarietà e sul supporto di tutte le istituzioni locali e nazionali”.

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