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Attualità venerdì 05 novembre 2021 ore 11:00

La Medicina di Genere apre nuovi orizzonti

A Cascina l'incontro con Silvia De Francia, autrice del volume "La Medicina delle Differenze" basata sul principio di equità e non più uguaglianza, nella cura



CASCINA — L'estremo interesse suscitato da un argomento ancora così poco esplorato, ha portato ieri molte persone presso la Biblioteca Comunale P. Impastato di Cascina, dove alla presenza dell'Assessore alla Cultura Bice Del Giudice e di Mojgan Azadegan, Coordinatrice Regionale Salute e Medicina di genere della Regione Toscana e Cristina Bibolotti, Consigliera Comunale, Silvia De Francia ha presentato il volume che raccoglie il frutto di anni di ricerca dedicati alla materia: "Sembra naturale che donne e uomini, in parte diversi per anatomia e fisiologia, siano oggetto di cure specifiche quando si ammalano. E invece fino alla fine del '900 non è stato così. La farmacologia e la medicina di genere sono una novità e c'è ancora molto da fare." 

Ricercatrice ma anche farmacologa clinica in ospedale, De Francia mette a disposizione la sua preparazione al fine di ottimizzare le terapie dei pazienti, personalizzandole in base anche al genere di appartenenza che distingue di non poco i casi: "La medicina di genere è infatti quella parte della medicina che studia le differenze biologiche e socioculturali tra uomini e donne e l'influenza di questi fattori sullo stato di salute e di malattia, nonché sulla risposta alle terapie. Si noti che questo approccio non si basa sulla semplice distinzione sessuale. Infatti il sesso si riferisce alle differenze biologiche, che sono universali e immutabili in quanto geneticamente determinate mentre il genere si riferisce a caratteristiche psichiche, sociali e culturali, che possono condizionare le differenze biologiche e che possono essere modificate (per esempio in rapporto a etnia, età, modo di vivere, cibo). La medicina ha sempre avuto un'impostazione androcentrica: la donna veniva considerata come un "piccolo uomo" e l'attenzione alle specificità femminili riguardava solo aspetti legati alla riproduzione. Solo negli anni Ottanta del Novecento si diffuse la consapevolezza che le donne non ricevevano cure adeguate alle proprie caratteristiche, con gravi diseguaglianze di trattamento. Nel 1991 Bernadine Healy, cardiologa statunitense e direttrice del National Institute of Health, pubblicò sul New England Journal of Medicine, un editoriale intitolato The Yentl syndrome, nel quale evidenziava le differenze nella gestione dell'infarto nei due generi e dove fu menzionata per la prima volta in medicina la "questione femminile". Negli anni successivi si affermò quindi la medicina di genere, con l'obiettivo di comprendere come le differenze legate al genere agiscano sull'insorgenza e il decorso di molte malattie, nonché sulla salute in generale e sugli esiti delle terapie."

Il nome Yentl arriva dall'eroina protagonista del libro dello scrittore polacco-statunitense Isaac Bashevis Singer "Yentl, lo studente della yeshiva", poi divenuto anche un film in cui si narra la storia di Yentl, una ragazza ebrea figlia di un rabbino, che per portare avanti l'amore per la conoscenza e per la teologia trasmessole dal padre, decide di travestirsi in abiti maschili e avere quindi accesso a una yeshiva, una scuola di teologia, dato che alle donne è proibito studiare i libri sacri. 

Il libro raccoglie e propone informazioni e riflessioni scientifiche, storiche e giuridiche, che illustrano il faticoso percorso verso l'equità della cura. La lettura è integrata da una galleria di ritratti di donne, spesso sconosciute: protagoniste passate e presenti della storia della medicina come Rosalind Franklin di cui De Francia ha ripercorso la sfortunata vicenda: chimica, biochimica e cristallografa britannica, Franklin è conosciuta per il suo lavoro sulle immagini di diffrazione a raggi X del DNA che ha portato alla scoperta della doppia elica del DNA. I suoi dati vennero utilizzati per formulare l'ipotesi di Crick e James Dewey Watson nel 1953 riguardante la struttura del DNA che valse loro il Premio Nobel ma che non incluse, di proposito, il lavoro della scienziata, il cui contributo apparve solo come un sostegno alla loro tesi e non la matrice ispiratrice che fu. Per questo non ottenne grandi riconoscimenti durante la sua vita che si spense prematuramente a soli 37 anni.

L'incontro ha avuto termine con la lettura sentita ed emozionante dell'attrice Daniela Morozzi di alcuni passi della Costituzione Italiana che negli articoli 33 e 9 contiene l'essenza di ciò che serve e che i padri e le madri fondatrici avevano già cristallizzato. A noi farla valere: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento."  

"Non c'è ricerca senza libertà. Non c'è libertà senza responsabilità. La responsabilità d studiare tutto, senza discriminazioni, senza errori, senza semplificazioni. Nel modo più completopossibile." (Silvia De Francia)

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata


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