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Attualità giovedì 25 dicembre 2014 ore 10:26

Pesca delle cee, tolleranza zero

Si inaspriscono le sanzioni e le misure di dissuasione: da quest’anno sequestrate anche le imbarcazioni e le attrezzature per la pesca



PISA — Gli appassionati dovranno farsene una ragione: anche se da alcuni viene ancora considerata una tradizione, la pesca delle “cee”, ovvero degli avannotti di anguilla grandi come spaghetti è severamente vietata da leggi europee, nazionali e regionali e, se effettuata all’interno del Parco naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, costituisce addirittura reato penale.

Dopo che tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014, il servizio vigilanza dell’Ente Parco, su espresso indirizzo della Direzione, ha effettuato numerosi interventi comminando sanzioni da 10mila  euro, quest’anno la campagna di repressione sarà ripetuta con ulteriore determinazione: "La protezione delle anguille è una priorità a livello europeo, perché questi animali che nascono nel Mar dei Sargassi arrivano nei nostri fiumi dopo ben tre anni di arduo viaggio e incontrano enormi ostacoli per risalire fino ai torrenti dove trascorrono la loro vita fino al momento della riproduzione, quando tornano, appunto, nelle acque dell’oceano. Oggi inquinamento, dighe e sbarramenti vari finiscono per decimare le anguille, spesso impedendone la risalita fino alle acque dolci, e non c’è quindi bisogno dei bracconieri che ne pescano chili e chili solo per soddisfare il palato di poche persone benestanti che hanno soldi da spendere in questo dannoso sfizio culinario, che arriva a spuntare prezzi che sfiorano i 300 euro al chilo".

Secondo la lista rossa Iucn – che rappresenta il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre – l’anguilla è classificata come una specie “a rischio di estinzione” e il numero di esemplari è in continua diminuzione. Per salvare la specie, l’Unione Europea e le stesse regioni spendono ogni anno ingenti somme, per far crescere in sicurezza le “cee” fino a farle divenire – all’interno di appositi incubatoi, come quello gestito dalla Provincia di Pisa nella Tenuta di San Rossore, ben protetto dai bracconieri – giovani anguille di una decina di centimetri.

"Non è tollerabile – sostiene la direzione del Parco – che qualche spregiudicato, pescando abusivamente migliaia di minuscole anguille e tra l’altro impedendo ai pescatori regolari di pescarle quando hanno raggiunto le dimensioni previste dalle leggi, vanifichi lo sforzo di tutte quelle istituzioni che investono soldi di tutti i cittadini. La missione del Parco è quella di permettere la fruizione sostenibile delle risorse naturali e la pesca delle “cee” nel suo perimetro è, al contrario, il simbolo dell’insostenibilità. Da quest’anno attiveremo ulteriori misure di dissuasione e di sanzione, compreso il sequestro di tutte le attrezzature utilizzate per compiere il reato, incluse le imbarcazioni. Insomma: i bracconieri sono avvertiti".


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