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Cronaca giovedì 12 giugno 2014 ore 18:59

Le donne e il lavoro da casa

Lette in uno studio in collaborazione con Provincia di Pisa e Università. Serve una normativa in tempi rapidi



PISA — Il “lavoro a casa”, il suo significato, i cambiamenti che l’hanno interessata negli ultimi anni, le implicazioni che comporta a livello di interferenze con la sfera relazionale, sono l'oggetto della ricerca Homeworkers, biografie lavorative dallo spazio domestico, firmata da Sandra Burchi (docente al dipartimento di scienze sociali dell’Università di Pisa) e pubblicata grazie a un’iniziativa di collaborazione tra lo stesso Ateneo e l’assessorato alle politiche occupazionali della Provincia. 

Lo studio si basa su una serie di interviste e indaga le donne e l’attività professionale a casa nell’era postindustriale.

“Tra gli aspetti più interessanti - sottolinea l’assessore provinciale all’occupazione Anna Romei -, quello della molteplicità dei risvolti (alcuni positivi, altri negativi) introdotti dall’espansione dell’area ‘homeworking’ nella vita delle persone. Da un lato, infatti, la manifestazione del fenomeno in sé è indice della frammentazione delle tradizionali categorie di organizzazione delle professioni (con tutto ciò che ne consegue in termini, ad esempio, di ritardi legislativi nel riconoscimento delle nuove tipologie di attività: tutele, diritti, ...); e ancora, sempre in termini di ‘ombre’, lo sviluppo dell’operatività ‘individuale e isolata’ estremizza quelle situazioni di ‘solitudine’ che sembrano essere la cifra di questi anni, segnati da una profonda disgregazione dei legami umani. D’altra parte, però, le possibilità offerte dalle moderne tecnologie costituiscono un grimaldello con il quale aggredire sia le difficoltà contingenti di una mancanza di opportunità d’impiego dovuta alla crisi in corso, sia le difficoltà storiche connesse all’endemica prevalenza della porzione femminile rispetto al totale della disoccupazione nel Paese”. Su tutto, comunque, l’esigenza di ripensare velocemente la cornice normativa del ‘lavorare oggi’: l’alternativa sarebbe consegnare un sottobosco permanente di prestazioni dai contorni incerti agli abusi inevitabili da parte delle ‘piraterie datoriali’ più spregiudicate e ciniche.

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