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Attualità domenica 29 agosto 2021 ore 13:00

Energia nucleare verso una nuova frontiera

Leonida Gizzi, Angela Pirri e David Garzelli

“Parlare di nucleare è un dovere verso le generazioni future”. Lettera aperta di tre ricercatori, Pirri e Gizzi del CNR di Pisa e Garzella di Trieste



PISA — "Riapriamo il dibattito sul nucleare e finanziamo la ricerca", è titolata così la lettera aperta di tre ricercatori Angela Pirri, ricercatrice IFAC-CNR, Leonida Gizzi, dirigente di ricerca INO-CNR e David Garzella, ricercatore presso Elettra-Sincrotrone Trieste". Qui a seguire la pubblichiamo integralmente

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Era il lontano 1987 quando sull’onda emotiva della tragedia di Chernobyl in Italia venivano proposti tre referendum che di fatto avrebbero definitivamente bloccato il nucleare nel nostro Paese.

Giusto o sbagliato fare un referendum proprio in quel momento? Ciascuno di noi ha la sua risposta: il timore di ulteriori catastrofi, la speranza nell’avvento di nuove tecnologie sicure e pulite, la sfiducia nella classe politica italiana ritenuta incapace di gestire lo sviluppo e la sicurezza del nucleare. Si potrebbe continuare.

Tuttavia, la domanda giusta da porsi è un’altra. Perchè l'80% dei cittadini si espresse contro il nucleare? Quelle paure legittime venivano fuori da un’analisi dei fatti lavata da pregiudizi oppure era un sentimento alimentato ad arte perché altri erano gli interessi economici in gioco?

I cittadini italiani erano davvero consapevoli che un’esplosione in una qualunque delle centrali presenti in Europa, incluso il Superphenix francese, distante appena a 105 km dal confine italiano, avrebbe causato danni equivalenti ad una centrale costruita sul suolo italiano?

Le conseguenze di tale scelta sono state pesantissime. In primis, ha reso il nostro Paese energeticamente più dipendente dall’estero con un evidente controsenso: non produciamo energia elettrica con il nucleare ma acquistiamo l’energia, ad esempio, dalla Francia, che lo produce con tale tecnica. Inoltre, ha sottratto risorse alla ricerca scientifica nella quale l’Italia era all’avanguardia, inutile ricordare la figura di Enrico Fermi, esportando all’estero il know-how acquisito con fatica e i nostri “cervelli”. Studiosi che hanno contribuito e contribuiscono al prestigio di Francia, Germani, exc.

Ma questi 34 anni non sono passati invano e la ricerca, tra mille difficoltà, è andata avanti focalizzando gli sforzi per la realizzazione della fusione nucleare controllata; un processo attraverso cui due nuclei leggeri si fondono rilasciando una grande quantità di energia utilizzabile per scopi civili. La fusione differisce dalla fissione, la quale viene utilizzata nelle centrali nucleari ad oggi in funzione, poiché non genera prodotti radioattivi di scarto a vita media lunga, e neppure sottoprodotti inquinanti. Lo stesso miracolo che fa risplendere le stelle incluso il nostro sole.

È di questi giorni l’annuncio che presso la National Ignition Facility (NIF) del Lawrence Livermore National Laboratory in USA, è stata ottenuta l’ignizione della fusione che ha prodotto pressoché la stessa energia di quella usata per “accendere la reazione”. Per ottenere questo risultato storico atteso da decenni i ricercatori hanno impiegato 192 fasci laser di alta potenza concentrati all’interno di un “forno” contenente una pallina riempita di una miscela di deuterio e trizio.

Questo risultato è un passo fondamentale verso la realizzazione di reattori commerciali, la cui costruzione resta ancora lontana anche a causa di difficoltà tecniche che richiedono ingenti investimenti economici per essere superate. Infatti, affinché avvenga il processo di fusione tra gli isotopi di deuterio e trizio occorrono temperature di circa 100 milioni di gradi ovvero oltre 6 volte più alte di quelle che sperimenta il sole. A queste temperature la materia non è solida, liquida o gassosa bensì è in uno stato chiamato plasma dove protoni, elettroni e neutroni risultato slegati tra loro. Il 98% circa della materia nell’universo si trova in questo stato. Costruire “contenitori” in grado di controllare il processo di fusione non è uno scherzo perché nessun materiale è in grado di resistere a queste temperature ed è necessario ricorrere a espedienti molto sofisticati.

In questa meravigliosa corsa, c’è anche l’Italia a giocare un ruolo importante grazie all’ENEA, al CNR e all’Università. Proprio nei laboratori CNR-INO di Pisa si studiano le proprietà del plasma prodotto grazie a potenti impulsi laser; controllare il plasma è un passaggio necessario per fondere le palline di deuterio e trizio e accendere la fusione nucleare come hanno fatto al NIF.

La transizione ecologica ed energetica descritta nel PRNN è una tappa obbligata perché i cambiamenti climatici in atto, che da decenni gli scienziati si affannano a comunicare, sono ormai sotto gli occhi di tutti. La produzione di energia attraverso processi ecocompatibili, più sicuri e volti a minimizzare il bilancio carbonico, è il primo passo per risalire la china, insieme al sostegno alla ricerca scientificamente, che è impegnata in varie direzioni per il raggiungimento di questo obiettivo.

Tuttavia, l’unica vera strada che potrà portarci fuori dalla crisi ecologica globale non sarà rappresentata solo dal tutto elettrico o dalle sole energie alternative rinnovabili come il solare oppure l’eolico.

Nel futuro immediato e a lungo termine, il mix energetico di cui avremo bisogno non potrà fare a meno delle centrali nucleari a fusione.

E’ compito di tutta la classe politica, se davvero ha a cuore le sorti delle future generazioni e non la prossima scadenza elettorale, aprire una discussione seria e senza pregiudizi nel nostro Paese sulla necessità di investire sul nucleare e, attraverso l’aiuto di esperti e scienziati fugare i dubbi e le legittime paure della gente. Perchè la paura è un sentimento nobile solo finché aiuta a evitare di compiere errori maggiori, e non quando è rifugio delle incompetenze e inadeguatezza altrui.

Angela Pirri, ricercatrice IFAC-CNR

Leonida Gizzi, dirigente di ricerca INO-CNR

David Garzella, ricercatore presso Elettra-Sincrotrone Trieste"


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