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Attualità sabato 30 luglio 2016 ore 15:00

La bandiera Saharawi sventola sul Ponte di mezzo

Una giornata di festa e scambi culturali per quindici bambini africani, piccoli ambasciatori di pace, ospiti della Toscana



PISA — Una giornata di scoperte e di divertimento per i quindici bambini Saharawi che sono ospiti del Comune di Sesto Fiorentino e che oggi, sabato 30 luglio, sono venuti a Pisa per ammirare le bellezze storico-artistiche della nostra città e per godere del nostro litorale. Ad accoglierli il sindaco di Pisa Marco Filippeschi che ha issato sul ponte di Mezzo una speciale bandiera Saharawi realizzata con l’impronta delle mani da un altro gruppo di bambini Saharawi che è stato ospite sul territorio pisano a inizio luglio.«Ogni anno siamo contenti di dare il benvenuto nella nostra città a questi bambini, piccoli ambasciatori di pace – commenta il sindaco di Pisa Marco Filippeschi – dando loro anche l’occasione di creare dei rapporti di amicizia e scambi culturali con i loro coetanei. È importante che i Comuni proseguano le iniziative di solidarietà e di condivisione della lotta del popolo Saharawi per i propri diritti»

La giornata è organizzata dal “Coordinamento toscano a sostegno della Repubblica Saharawi”, dall’associazione di solidarietà con il popolo Saharawi “Ban Slout Larbi”, in collaborazione con l’Università di Pisa, Comune di Pisa e Confesercenti Toscana Nord. Dopo l’alzabandiera tutti si sono spostati per pranzo e giochi in piazza Arcivescovado

Il programma di accoglienza dei bambini Saharawi, che ogni anno coinvolge più gruppi di bambini ospitati da più Comuni della Toscana, ha lo scopo di offrire loro esperienze di vita di gruppo altrimenti precluse dalla dura quotidianità nelle tendopoli del deserto, di effettuare controlli sanitari, di accedere ad una variata alimentazione, di instaurare rapporti di amicizia con coetanei italiani e adulti partecipando a percorsi ludico-ricreativi comuni. Dagli inizi degli anni ’70, in seguito all’occupazione marocchina, il popolo Saharawi è stato espulso dalle proprie terre e vive in campi profughi in territorio algerino.


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