Pisa Sporting Club Mercoledì 07 Gennaio 2026 ore 11:30
L'addio di Nzola certifica il fallimento della campagna estiva

Solamente due acquisti su undici hanno reso, gli altri tra infortuni e difficoltà di adattamento hanno tradito le aspettative. Serve una sterzata
PISA — Con l'addio di Nzola, rispedito alla Fiorentina dopo una riunione fiume di calciomercato durata dal post gara del Como fino all'ora di cena, è purtroppo certificato il fallimento della campagna acquisti estiva.
Il giocatore infatti, dopo essere stato scaricato da Gilardino ieri in conferenza stampa, è stato fatto fuori. La società ha già comunicato sia a lui che alla Fiorentina l'interruzione del prestito. Per Nzola ora si apre una possibile esperienza allo Spezia o al Genoa, comunque in Liguria.
Il mercato estivo, giudicato positivamente sulla carta, è stato smontato partita dopo partita. Gilardino si è ritrovato a reggere la Serie A appoggiandosi quasi esclusivamente sull’ossatura della promozione, segnale evidente di una valutazione errata da parte dell’area dirigenziale sull’impatto reale dei rinforzi. Profili considerati pronti si sono rivelati fragili, altri non sono mai entrati nei meccanismi, altri ancora non hanno mostrato la motivazione necessaria per affrontare una categoria che non concede sconti.
I casi sono noti: Stengs e Lusuardi praticamente mai disponibili, Denoon frenato da stop e vicende extra-campo, Scuffet rimasto ai margini, Lorran incapace di incidere, "pigro", come definito da Giladino. Nzola, arrivato per essere il riferimento offensivo, ha chiuso la sua esperienza con numeri insufficienti e un cortocircuito tecnico e mentale che ha portato alla rottura anticipata. In mezzo a tante difficoltà, le uniche vere note positive restano Aebischer, punto fermo del centrocampo, e Akinsanmiro, rivelazione di personalità e rendimento.
Attenzione però, il Pisa sta attraversando il momento più delicato della stagione, quello in cui paura e frustrazione rischiano di prendere il sopravvento. Proprio per questo servirà, nonostante tutto, equilibrio. La Serie A, come era stato chiarito fin dall’estate, è un campionato di sofferenza per una neopromossa che mancava da decenni e che deve ancora costruirsi credibilità, anche sul mercato. La società ha messo in conto errori e tempi di adattamento, sapendo che la Serie A è un mondo diverso, in cui si impara anche sbagliando. Il percorso del Pisa non nasce da un exploit improvviso, ma da anni di crescita strutturale, organizzativa e sportiva. Anche se oggi la classifica morde, questo non cancella il lavoro fatto né l’identità costruita. La salvezza va inseguita fino all’ultimo, ma senza perdere lucidità: se arriverà sarà meritata, se non arriverà lascerà comunque un bagaglio di esperienza da cui ripartire.
La critica alla società riguarda però l’esecuzione. La Serie A era stata definita “un campionato di sofferenza” e questo è comprensibile per una neopromossa. Oggi il Pisa paga scelte ottimistiche, una sottovalutazione dei rischi e una lettura incompleta della categoria. Il dato più preoccupante è che, senza un mercato di riparazione profondo e immediato, la salvezza resta una salita quasi verticale. Servirà almeno raddoppiare i punti fatti finora e intervenire con giocatori pronti, motivati e di livello, non con scommesse. Anche perché il pubblico ha pagato caro, in termini economici ed emotivi, una squadra che ha prodotto pochissimo in zona gol.
La salvezza è ancora possibile, ed è questo il paradosso, visto che la distanza dalle altre concorrenti per la corsa alla Serie A è comunque non insormontabile. Gennaio sarà l’ultima occasione per correggere errori evidenti e dimostrare che il fallimento estivo è stato un incidente.
Michele Bufalino
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