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venerdì 24 gennaio 2020

Politica venerdì 10 gennaio 2020 ore 08:00

Edicola rimossa, chiesto intervento alla Regione

Dopo la rimozione dell’edicola di Borgo Stretto, a Pisa, i consiglieri regionali Pd Mazzeo, Nardini e Pieroni chiedono alla Regione di intervenire



PISA — “La rimozione dell’edicola confiscata alla mafia di Borgo Stretto a Pisa è stato un gesto ambiguo e provocatorio da parte dell’Amministrazione comunale leghista nei confronti di chi promuove la cultura della legalità. Un gesto su cui esprimiamo forte contrarietà e su cui auspichiamo si possa porre al più presto rimedio. Data l’importanza che in città, e non solo, l’edicola aveva assunto negli anni come presidio di contrasto alla criminalità e promozione della cultura della legalità soprattutto tra le nuove generazioni, sollecitiamo la Giunta regionale ad attivarsi con ogni iniziativa utile affinché il Comune di Pisa individui una nuova collocazione, centrale e ben visibile, in cui ricollocare e riqualificare la struttura favorendo anche un sostegno economico per far sì che possa essere utilizzata a scopo sociale”. È quanto chiedono alla Giunta i consiglieri regionali Pd Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni con la mozione “In merito alla valorizzazione dell’edicola situata nei portici di Borgo Stretto, nel Comune di Pisa, in quanto bene confiscato alla mafia, quale simbolo della lotta alla criminalità organizzata”.

“In Toscana sono 572 i beni confiscati alla criminalità organizzata, distribuiti in 67 Comuni, di questi sono 145 quelli destinati al riuso. L’edicola di Borgo Stretto in cui campeggiava l’insegna “Questo è un bene confiscato alla mafia” è stato il primo laboratorio regionale di riutilizzo sociale di un’azienda sottratta alla criminalità: il progetto “I saperi della legalità” nato nel 2014 e inaugurato alla presenza di Don Luigi Ciotti è andato avanti fino a marzo 2018; ne facevano parte la Regione Toscana, il Comune e tutte le associazioni del coordinamento provinciale di Libera – continuano Mazzeo, Nardini e Pieroni - A seguito della chiusura del 2018 il bene ha continuato a rappresentare un simbolo della lotta alla malavita organizzata, ospitando studenti e comitive all’interno di azioni di sensibilizzazione alla legalità. Per questo la rimozione avvenuta per mano dall’Amministrazione e il successivo ritrovamento in una discarica sono uno schiaffo quantomeno simbolico a chi si occupa di promuovere la cultura della legalità e all’intera comunità. Non a caso a seguito dell’inaspettata rimozione c’è stata un’importante mobilitazione della cittadinanza, dalla stessa Libera alle scuole, dalle associazioni studentesche ai Rettori delle Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna, fino alle organizzazioni sindacali, per ribadire la necessità di non depennare un pezzo importante della recente storia cittadina – concludono Mazzeo, Nardini e Pieroni - La Regione Toscana si è sempre contraddistinta per l’impegno volto all’adeguamento e alla ristrutturazione di beni confiscati alla criminalità organizzata con l’obiettivo di valorizzarne al massimo l’uso sociale. Quello che è successo a Pisa merita l’attenzione delle istituzioni, a tutti i livelli, perché è inaccettabile cancellare con un colpo di spugna anni di impegno e partecipazione nella lotta contro la piaga che più di ogni altra affligge il nostro Paese”.



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