Attualità Sabato 25 Aprile 2026 ore 11:00
Sant'Anna, tre studenti che sfidarono il regime

Per l’81° anniversario della Liberazione la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ricorda Francesco Pinardi, Fernando Di Giulio e Carlo Smuraglia
PISA — È un episodio minore, apparentemente privo di rilevanza storica, rimasto per molti anni sepolto tra i ricordi di chi lo ha vissuto in prima persona. L’ha riportato a galla non molto tempo fa Carlo Smuraglia, durante un convegno per ricordare la figura di Fernando Di Giulio.
I fatti pressappoco andarono così: era la notte del primo maggio 1943, in Italia da vent’anni la Festa dei Lavoratori era stata abolita dal regime fascista perché considerata pericolosa e troppo vicina alle idee socialiste. Tre giovani allievi di giurisprudenza del Collegio Mussolini di Pisa, l’istituzione universitaria che avrebbe dovuto formare la futura classe dirigente del fascismo, uscirono dalla finestra della propria camera e tappezzarono il centro della città con scritte inneggianti alla democrazia, alla libertà, ai diritti dei lavoratori. Tre brillanti studenti di legge (due erano proprio Smuraglia e Di Giulio, il terzo Francesco Pinardi) compirono un gesto ‘fuorilegge’.
Oggi derubricheremmo l’atto come semplice bravata ma in quegli anni era una sfida al regime, alle sue leggi repressive, a una dittatura che aveva trascinato l’Italia dalla parte sbagliata di una tragica guerra. Fu un gesto coraggioso che, se inserito nel percorso della storia dopo l’8 settembre, fece da preludio a una traiettoria che porterà Pinardi, Di Giulio e Smuraglia a ricoprire un ruolo di primo piano nella lotta di Liberazione e non solo.
Francesco Pinardi: dal sangue nascerà un mondo nuovo. Nel 1942, quando era ancora allievo del Collegio Mussolini, Francesco Pinardi scrisse: “Da questo periodo di sangue e di distruzione faremo nascere un mondo nuovo, bellissimo e pacifico”. La Resistenza, così come un movimento popolare contro il regime, era ancora un’utopia lontana, eppure Pinardi aveva già coltivato in sé un profondo sentimento antifascista. Dopo l’8 settembre, tornò nella sua città natale, Torino, e seguì la strada più dura e pericolosa, entrando a far parte della Divisione cittadina di "Giustizia e Libertà". Era un gappista, Pinardi, impiegato in azioni di guerriglia urbana. Non c’erano montagne o sentieri a coprire la fuga di questi partigiani, soltanto le vie della città. Il rischio di imbattersi in pattuglie nemiche era altissimo ma, ciò nonostante, Pinardi non si tirò indietro e partecipò a molte azioni di sabotaggio. Pinardi contribuì a creare quel mondo nuovo, bellissimo e pacifico che aveva immaginato anni prima, ma non riuscì mai a vederlo. Nel febbraio del 1945 venne catturato dai militi di una squadra segreta fascista e trucidato in piazza Vittorio Veneto a Torino, dove ancora oggi è presente una lapide a ricordarlo.
Fernando Di Giulio: il partigiano intellettuale. Come Pinardi, anche Fernando Di Giulio, dopo l’8 settembre, tornò a casa. A Santa Flora, assieme a Wanda Parracciani (che nel dopoguerra diventò la sua compagna di vita) e ad Aldo D’Alfonso, Di Giulio costituì un GAP cittadino e iniziò a stampare un giornale clandestino, ‘Il comunista dell’Amiata’. Presto i tre attirarono l’attenzione dei fascisti locali e furono costretti a lasciare Santa Flora. Di Giulio entrò a far parte della brigata Spartaco Lavagnini dove ricoprì il ruolo di commissario politico. Era un partigiano atipico, Di Giulio: alle armi preferiva i libri e sovente lo trovavi a leggere opuscoli politici durante i turni di guardia nelle varie basi dislocate sul monte Amiata. Nonostante questa sua predilizione, il ‘partigiano intellettuale’ si rese protagonista di importanti azioni di sabotaggio come quando, alla guida di una pattuglia della brigata Lavagnini, riuscì a distruggere una stazione radiotrasmittente tedesca nei pressi della vetta dell’Amiata. Nel giugno del 1944 fu l’artefice di un assalto alla caserma dei carabinieri di Santa Flora che permise ai partigiani di portare via armi e munizioni.Nel dopoguerra Di Giulio si trasferì a Roma e diventò un importante dirigente del Partito Comunista Italiano.
Carlo Smuraglia: la legge dell’avvenire. L’attività partigiana di Carlo Smuraglia si concentrò nelle Marche. A fine novembre del 1943 si unì come volontario nel gruppo di combattimento ‘Cremona’ del rinnovato esercito italiano e partecipò alla Resistenza fino alla Liberazione della zona. Ma il contributo forse più rilevante di Smuraglia arrivò nel Dopoguerra quando si spese in prima linea per difendere tutto quel tessuto di valori nato con la Resistenza che rischiava di essere minato dai nuovi equilibri geopolitici internazionali. Dopo aver ottenuto la Laurea in Giurisprudenza a Pisa, Smuraglia avviò la carriera di avvocato e, assieme a Umberto Terraccini e Lelio Basso, difese molti combattenti partigiani finiti ingiustamente sotto processo. Negli anni successivi Smuraglia divenne uno degli avvocati simbolo delle battaglie giudiziarie a difesa dei più deboli, in continuità con i valori della Resistenza. Il suo impegno culminò nella legge del 2000 che porta il suo nome e che facilita l’inserimento lavorativo dei detenuti.
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