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Si scrive "salvazione", ma si legge retrocessione

Pisa ultimo a -10 dalla salvezza: la società ha investito ma non è bastato e Hiljemark non ha dato la scossa. Il tema è anche come ripartire dalla B



PISA — C’è quasi un simbolo involontario dentro il disastro del Pisa. È quella parola, “salvazione”, pronunciata da Oscar Hiljemark in un italiano incerto durante la conferenza stampa di presentazione. Doveva indicare un obiettivo, ha finito per raccontare uno stato d’animo e anche per diventare una barriera linguistica quasi insormontabile. Oggi il Pisa è ultimo, schiacciato dalla classifica, dai propri errori e da una stagione che sta assumendo sempre più i contorni di una lunga resa.

Dopo l’ultimo turno il quadro si è aggravato ancora. Il Verona ha vinto a Bologna ed è salito a 18 punti, il Lecce ha piegato la Cremonese ed è volato a 27, la Fiorentina ha mosso comunque la classifica col pareggio contro il Parma. Il Pisa è rimasto inchiodato a 15, da solo in fondo, con un distacco dalla zona utile che ormai ha il peso di una sentenza.

Il punto è che questo crollo è il prodotto di una stagione costruita male e peggiorata strada facendo. Il club ha provato a intervenire, anzi ha speso tantissimo per farlo, ma senza trovare la cura giusta. Il dato economico è impressionante: 43,5 milioni complessivi investiti sul mercato tra estate e inverno. Una cifra enorme per una squadra che invece di correggersi si è avvitata ancora di più. L’investimento scattato con la quinta presenza di Loyola, che lo rende a tutti gli effetti un calciatore del Pisa per 7,5 milioni, è l’immagine perfetta di questa stagione. Non tanto per il valore del giocatore in sé, quanto per ciò che rappresenta, cioè una rincorsa continua agli errori precedenti. Importante e lodevole da parte della società lo sforzo economico tra estate e Inverno, che dimostra la bontà del progetto, ma non ha reso come sperato fino a questo momento. 

Il cambio in panchina, che doveva portare una scossa, ha finito per confermare che il problema era molto più profondo. I numeri di Hiljemark sono peggiori di quelli di Gilardino. Il Pisa segna meno, fa meno punti, resta sterile davanti e continua a perdere. In cinque partite è arrivato un solo punto, con appena un gol segnato e otto subiti. La squadra ha cambiato guida, ma non ha cambiato faccia. Anzi, in alcuni aspetti si è spenta ancora di più. E in più, cosa più grave, questo tecnico ha scaricato per due volte i suoi stessi giocatori, per poi evitare qualsiasi discorso più approfondito, forse anche per scarsa conoscenza dell'Italiano a Torino, tanto da dire "domani è un altro giorno", come Rossella O'Hara in Via col Vento. Solo che questo domani il tecnico rischia di non vederlo, se continua di questo ritmo

Anche se, nonostante i risultati e nonostante le voci inevitabili che accompagnano una squadra così in caduta libera, Hiljemark al momento non rischia la panchina, almeno stando a quanto emerge da fonti vicine alla società. Evidentemente, anche ai piani alti si è capito che cambiare ancora allenatore servirebbe a poco.

Adesso non resta solo da capire come chiudere con dignità, ma anche come ripartire con slancio. La solidità della società non si discute e anche il lavoro svolto in questi anni. Oggi la squadra osserverà un giorno di riposo, poi da martedì riprenderà a lavorare in vista della sfida contro il Cagliari. È il calcio che impone di andare avanti anche quando tutto sembra già scritto. È stata una caduta rumorosa, costosa e profondissima. Ora però servirà capire anche come ripartire dalla Serie B. Con Hiljemark o senza Hiljemark e con quali giocatori mantenere. Si scrive “salvazione”, sì. Ma ormai si legge soltanto retrocessione. Che sia un punto di partenza per qualcosa di nuovo.

Michele Bufalino
© Riproduzione riservata


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