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Politica lunedì 22 febbraio 2021 ore 12:48

"Previsioni urbanistiche assai negative per Pisa"

Una veduta aerea di Pisa

Sinistra civica ecologista mette assieme una sfilza di criticità nel Piano strutturale intercomunale e invita ad un confronto pubblico sul tema



PISA — Dure critiche al Piano strutturale intercomunale da parte di Sinistra civica ecologista. Per Sce il Piano contiene numerose criticità, manca di analisi e non riesce a farsi interprete di una visione di futuro per la città Pisa. Tutti temi che il partito cercherà di affrontate in un incontro pubblico aperto, programmato per le 21 di mercoledì 3 Marzo sulla piattaforma Zoom e in diretta Facebook.

"Sinistra Civica Ecologista di Pisa - spiegano dal coordinamento cittadino - è profondamente critica sul Piano Strutturale Intercomunale della Giunta del Comune di Pisa. Riteniamo tali previsioni urbanistiche assai negative per la città, dettate da una vecchia logica sviluppista, che ha come obiettivo il rapido e continuo sviluppo, anche se effimero e inconcludente, con una totale assenza di analisi e di visione sul futuro del territorio pisano e della sua comunità. Queste previsioni se attuate, a nostro avviso peggioreranno sensibilmente la qualità della vita dei cittadini e urbana della città".

"Il Piano - proseguono da Sce - è manchevole di dati e studi necessari per una corretta valutazione sulla sostenibilità degli indirizzi che vengono indicati. In particolare: 

- mancano studi sulla componente residenziale e sul fabbisogno abitativo in relazione alla tipologia di popolazione; manca di indicatori sul disagio abitativo; 

- manca di analisi inerenti le funzioni turistiche, commerciali, artigianali e produttive in relazione alle prospettive di sviluppo e di recupero; 

- manca di qualsiasi indicazione sui cosiddetti standard, cioè sulle quote pubbliche di dotazione obbligatorie per ogni piano; 

- ignora le dimensioni relative ai grandi servizi di interesse pubblico e le eventuali ricadute dei programmi di sviluppo dell’Università; 

- è carente di indicatori complessivi delle quantità in gioco, il dimensionamento si limita per ogni Utoe al valore della superficie utile lorda (Sul) senza motivarne l’analisi; 

- ignora fabbisogni, carenze e prospettive;

- è curioso come in taluni casi invece, dia un’indicazione di superficie ammissibile molto precisa, che sembrerebbe derivare da progetti già maturi ma di cui sono ignorate sia la provenienza che le ragioni (prospettive industriali? programmi di crescita? nuovi posti di lavoro?); 

- prevede in modo clamoroso una viabilità a nord della città, in zona agricola ambientale, con l’obiettivo di collegare due distinti quartieri. Un modo di progettare che ci riporta agli anni '60 del ‘900, quando si aprivano in tal modo nuovi fronti di edificazione, ma che oramai si credeva abbandonato anche alla luce di nuove sensibilità che evidentemente questa amministrazione non ha; 

- riprova di una pianificazione oramai superata, prevede parcheggi, riportati anche nel Piano Urbano della mobilità sostenibile (Pums), che insistono in aree verdi a ridosso delle mura urbane della città (Bastione di S.Giorgio, Bastione del Barbagianni, via delle Trincere, via Nicola Pisano...); 

-prevede anche un grande parcheggio con relative aree di servizio in area privata all’ingresso della città prima del sottopasso del Viale delle Cascine, che conferma una miopia di vedute sulla logistica connessa allo sviluppo del turismo".

"Tutto quanto sopra detto rappresenta solo in parte le gravi carenze del piano - commentano ancora da Sinistra civica ecologista -, che si esplicitano peraltro nella difficile situazione che stiamo vivendo con la pandemia. Una situazione che costituisce motivo di una seria riflessione sulle città, sulla loro funzione e organizzazione. Tanto più per una città come Pisa, segnata da una drastica riduzione dei flussi turistici e anche da una seria limitazione della presenza di studenti universitari, che incidono significativamente nelle attività economiche cittadine. Tutto ciò dovrebbe consigliare una attenta verifica degli orientamenti da portare avanti, alla luce delle novità dei cambiamenti indotti dalla pandemia".

Di seguito le principali criticità del Piano Strutturale Inercomunale di Pisa secondo secondo Sinistra civica ecologista.

"La dimensione territoriale della pianificazione. Riteniamo un errore grave quello di impostare un Piano Strutturale limitato ai soli Comuni di Pisa e Cascina eliminando il tema dell’area vasta costiera e in particolare dell’area pisana. Come risulta da ogni seria analisi i rapporti economici, e sociali, l’organizzazione dei servizi e della mobilità tra i comuni del comprensorio pisano (Pisa, Cascina, Vicopisano, Calci, S.Giuliano e Vecchiano) sono tali da far pensare ad una grande area urbana. Pensare la pianificazione urbana sulla base di una logica di affinità politica fra i comuni di Pisa e Cascina, come era prima delle recenti elezioni comunali, è stato un errore grave, con una contraddizione enorme anche in merito ai riferimenti normativi territoriali. Il comune di Pisa infatti ha una gran parte del proprio territorio nel Parco Migliarino-S.Rossore-Massaciuccoli, regolamentato da indirizzi definiti insieme ai comuni di S.Giuliano e Vecchiano.

Il consumo di suolo. Più volte l’attuale amministrazione si era pronunciata per uno sviluppo che escludesse la trasformazione di aree agricole o verdi in aree urbanizzate e edificabili. In realtà il Piano Strutturale prevede una nuova urbanizzazione di suolo, comprensiva di superfici accessorie e nuova viabilità per oltre 110 ettari, una superficie che corrisponde a due terzi del centro storico fra le mura, con la previsione di circa 1.800 nuovi alloggi e 2.800 nuovi posti letto nel turistico ricettivo (una ipotesi di qualche decina di alberghi). Il territorio urbanizzato non viene quindi ridotto, come invece affermato dall’amministrazione, rispetto all’area complessiva delle UTOE del precedente Piano Strutturale, perché allora venivano comprese anche le aree a parco non edificabili. Non è quindi affatto una “rigenerazione urbana”, ma ha tutte le caratteristiche di una espansione intensiva dei tempi passati, ma oggi invece le priorità sono dettate giustamente dal concetto di sostenibilità.

La mobilità. Sul piano della mobilità privata l’esigenza di allentare la pressione del traffico sulla città non è affatto considerata; si presenta piuttosto un Piano Urbano della mobilità assolutamente inadeguato (vedi le osservazioni di Legambiente); tra l’altro sottovalutando gli impatti che alcuni importanti progetti possono determinare nei quartieri interessati, come ad esempio il nuovo stadio nel quartiere di Porta a Lucca. A nostro avviso una delle soluzioni per diminuire i flussi di traffico privato va ricercata nel potenziamento del sistema di mobilità su ferro, anche con la progettazione di una linea di metropolitana di superficie in ottica di area vasta e collegamenti in direzione Lucca e Livorno, anche attraverso accordi di programma preventivi e non con sole petizioni di principio. Infine pensiamo che la logica della mobilità su ferro (tranvie) avrà valore se i parcheggi in centro diminuiranno, poiché attrattori di traffico e se si attuano politiche urbane europee che mirano a tutelare i residenti e la mobilità gentile.

Lo sviluppo economico e occupazionale. Per la città di Pisa è uno degli aspetti più preoccupante. Da tempo viene sostenuta l’esigenza di operare per far crescere il settore del turismo, soprattutto sfruttando le enormi potenzialità dell’offerta culturale della città. Il problema centrale, sottolineato da tutti, è quello di riuscire a modificare la caratteristica di turismo “mordi e fuggi”, che lascia alla città più costi che benefici. L’obiettivo dovrebbe essere quello sia di allungare i tempi di permanenza, sia di rendere visibile e fruibile la qualità e quantità di beni culturali presenti in tutta la città, con l’obiettivo di spostare una parte rilevante dei turisti da piazza dei miracoli verso l’asse pedonale e il centro cittadino. E’ in tal senso che si perseguito negli anni passati il progetto di sistema museale sui lungarni, che con le mostre di Palazzo Blu e la realizzazione del nuovo museo delle navi antiche agli Arsenali Medicei ha aperto nuove possibilità attrattive. Con queste idee pensiamo sia possibile aiutare la crescita e la riqualificazione di molte attività commerciali connesse alla domanda turistica. Un’idea che però ha bisogno di essere sostenuta da una logistica di servizi che avvicini l’ingresso dei turisti al centro cittadino. Con questo Piano ci troviamo invece a camminare nella direzione opposta, con una previsione distorsiva di parcheggi e servizi concentrati nell’area nord della città, in particolare nei quartieri di Porta Nuova e Porta a Lucca, con il chiaro risultato di incentivare la permanenza dei flussi turistici a ridosso solo della Piazza e della Torre. Una scelta quindi errata che non va nella direzione di una riqualificazione dell’offerta turistica della città, ma finisce per consolidare la realtà attuale del turismo concentrato sulla Torre per “una foto e via”.

I tempi della pandemia. Nonostante il Piano sia stato elaborato anche nel periodo pandemico, si evidenzia come vi sia una totale mancanza di ragionamenti e considerazioni su ciò che la città potrà (dovrà) essere dopo la pandemia. Anche su questi argomenti vi sono già numerosi studi e proposte per una nuova configurazione urbana che sia sostenibile, sia sul piano ambientale, sia sociale, portatrice anche di una nuova visione dei servizi di prossimità, dell’utilizzo degli spazi pubblici e degli spazi di socialità, in particolare nei quartieri, fulcro di quella che in futuro sarà la nuova fruizione urbana".

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