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Attualità martedì 29 settembre 2020 ore 15:01

Takeda, il plasma trasformato in farmaci salvavita

Al via la raccolta e la trasformazione in farmaci salvavita di tutto il plasma donato in 5 Regioni italiane. Il ruolo dello stabilimento pisano



PISA — Grazie all'aggiudicazione della gara che concorre al programma del Ministero della Salute definito di “Autosufficienza Nazionale del sangue e dei suoi prodotti”, gli stabilimenti produttivi di Takeda, situati a Rieti e a Pisa, proprio in questi giorni hanno iniziato a giocare un ruolo fondamentale nel trasformare in farmaci salvavita tutto il plasma donato nelle strutture trasfusionali e nelle unità di raccolta delle Regioni Toscana, Marche, Lazio, Campania, Molise e Ispettorato Generale della Sanità Militare.

"I farmaci, a base di proteine plasmatiche quali l’albumina, le immunoglobuline e i fattori della coagulazione, sono destinati all’esclusivo trattamento in Italia di diverse rare e gravi patologie come l’emofilia e le immunodeficienze primitive", ha spiegato l'azienda. 

L'obiettivo è ambizioso: contribuire a rendere il nostro Paese autosufficiente dal punto di vista della disponibilità di farmaci plasmaderivati. Il nostro Paese, infatti, può contare su un’ampia raccolta di plasma proveniente da donatori volontari, che viene lavorato in conto lavorazione per le Regioni dalle aziende farmaceutiche accreditate dal Ministero della Salute a questo scopo. Le quantità di plasma italiano disponibili non sono tuttavia sufficienti per coprire la produzione di tutti i farmaci necessari alla cura dei nostri pazienti. Di conseguenza, per soddisfare le esigenze terapeutiche, l’Italia utilizza anche plasmaderivati prodotti da plasma di provenienza estera controllata.

“Siamo onorati di far parte di un programma che valorizza eticamente le donazioni volontarie, responsabili e gratuite dei donatori italiani. Da oggi sentiamo ancora di più la responsabilità di ciò che facciamo ogni giorno da oltre 50 anni” ha detto Massimiliano Barberis, direttore degli stabilimenti Takeda di Rieti e Pisa. “Il plasma è una fonte preziosa“ continua Barberis “perché non è prodotto per sintesi chimica - come avviene per altri farmaci - ma la sua disponibilità dipende esclusivamente dalle donazioni spontanee dei cittadini. La cura di diverse gravi malattie dipende dunque in primo luogo dalla generosità dei cittadini a donare plasma e poi dalla capacità dell’industria di trasformare il plasma in farmaco. Occorre quindi sensibilizzare le persone a donare”.

A partire dalla donazione di plasma (componente liquida e proteica del sangue isolata da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) occorrono circa 8-12 mesi per produrre un farmaco salvavita a base di proteine plasmatiche. Il plasma viene, infatti, prima conservato per almeno 45 giorni per poi subire una serie di lavorazioni industriali quali il frazionamento, la purificazione e il riempimento asettico. Solo alla fine i prodotti saranno confezionati e distribuiti. In particolare a Rieti, dove lavorano oltre 550 persone, avviene la fase di frazionamento, cioè il processo chimico-meccanico grazie al quale dal plasma si separano le proteine plasmatiche (albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione). Nel sito di Pisa, i 150 dipendenti si occupano invece esclusivamente del trattamento di albumina umana successiva al frazionamento. Qui vengono eseguite le fasi di riempimento asettico e ispezione visiva.


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