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sabato 23 ottobre 2021

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

​Sentimenti a peso

di Gianni Micheli - sabato 12 giugno 2021 ore 07:30

Sono tornato in palestra. Ambienti spaziosi, utenti ridotti, spugna e detergente tra le mani. Niente di estremamente faticoso: qualche peso, una passeggiata veloce di fronte a un televisore acceso, un sussurro agli addominali, una passata di aspirapolvere sui muscoli.

Non so a voi ma a me andare in bicicletta, in palestra, fa pensare. Sarà il dover guardare un muro. Sarà il dover cercare un’idea su come passare il tempo dimenticandosi del vento.

Il pensiero di oggi è caduto sui pesi. I pesi e il loro sollevamento. Il “peso”, in palestra, è quell’oggetto tangibile che ti ricorda il peso delle cose e la fatica. Il peso delle calorie che vorresti salutare. Il peso delle gocce di sudore che vorresti tirar fuori. Massiccio, autentico, tanto materiale quanto reale, il “peso”, da 2 kg in su, è equazione del desiderio e del già desiderato. Quanta pancetta vuoi perdere tanti pesi devi portare. Quanti muscoli vuoi far venir fuori tanti pesi devi smuovere. L’estetica, se vogliamo, quell’intreccio di linee e volumi tra polpacci, gambe, braccia, addominali e via e via, in palestra si misura in “pesi”: una certezza. Niente di aleatorio: un “peso” sollevato, con la sua fatica, dà sempre un risultato.

Che meraviglia se ci fossero palestre per le emozioni. Palestre e pesi da poter sfruttare. Strumenti concreti, matematici, bilanciati, regolati in tabelle, con i quali gestire l’educazione al sentimento, alla socialità.

«Vorrei sviluppare l’empatia…».

Istruttore: «Guardi, le preparo la sua tabella di marcia, il suo foglio degli esercizi. È mai stato empatico?».

«Non saprei… forse da bambino».

Istruttore: «Non forziamo troppo le cose, allora. Iniziamo con quel peso da 5».

«Quello rosso?»

Istruttore: «No, quello rosso è per l’amore, naturalmente. L’empatia è quel peso là, quello viola. Mi fa 3 serie da 15 sollevamenti con un defaticamento di 60 secondi».

«Il defaticamento è necessario?»

Istruttore: «Ma scherza? Con l’empatia lei mi va a lavorare su una socialità problematica, il defaticamento è indispensabile. Pensi a qualcosa di neutro che non le fa venire in mente nessuna emozione».

«Non sarà facile…».

Istruttore: «Non si preoccupi, è solo questione di esercizio. Quando ha finito mi venga a chiamare che passiamo al manubrio dell’immedesimazione. Lì i pesi sono due, naturalmente».

Non sarebbe strano ma meraviglioso?

Gianni Micheli

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