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Domenica 11 Gennaio 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​Il Wild West di Trump

di Adolfo Santoro - Giovedì 08 Gennaio 2026 ore 08:00

Il rapimento a casa propria di un Presidente di un’altra nazione, con un’efferatezza medioevale e con uno stile da assalto alla diligenza del far west, è un atto così disumano che va ben al di là della ricerca dello spazio vitale proclamata dalla Germania nazista.

La domanda è allora: Quali possono essere le radici di questa efferatezza?

Partiamo dai motivi personali, quali l’essere figlio di una famiglia patriarcale: il padre, un immobiliarista senza scrupoli, discendente di emigrati tedeschi, la madre, una pia donna, discendente di emigrati scozzesi; questa famiglia per bene fu segnata dall’alcolismo (fortuito?) e dalla morte del figlio maggiore. Donald, come altri leaders politici contemporanei, fu bullizzato fin da piccolo e, a sua volta, divenne un bullo: per la sua spavalda disobbedienza il padre lo inviò, quando aveva tredici anni, in una scuola privata di tipo militare. Da adolescente Donald cercò di rimuovere il suo timore di essere aggredito frequentando una palestra di boxe, ma un suo compagno del tempo ha riso nel descrivere i pugni incassati dal nostro, che per la sua impulsività avventata diventava un facile bersaglio; ciononostante continuò ad attaccare per primo anche in occasioni della vita di college apparentemente innocue cercando di dimostrare costantemente a se stesso di essere il boss. E si dimostrò il primo anche in furbizia: fu fortunato ad evitare l’arruolamento nella guerra del Vietnam, ma riuscì poi ad evitare venendo riformato per una spina nel calcagno. Si laureò in economia. Ma questa storia, che ricalca in alcuni punti quelle di Berlusconi e di Musk, può spiegare il fatto che egli sia diventato un populista, protezionista, isolazionista, nazionalista, cospirazionista, appassionato di sport (tra cui wrestling e golf), di media, di concorsi di bellezza, di hamburger e di una sua università? C’è qualcosa di più che cementa questi tratti allo zoccolo duro del suo elettorato: essere l’imperatore di un impero di debiti e amare –riamato - gli USA più retrivi: gli zotici degli Stati Centrali, per i quali la principale droga è sentirsi first.

Ripercorriamo allora l’epopea espansionista degli USA attraverso due enunciazioni che continuano ad inspirare la politica americana: la dottrina Monroe e il Manifest Destiny (Destino Manifesto). Si può così comprendere come un popolo rozzo possa continuare a comportarsi come se fosse ancora nel Far West (Lontano Occidente), nell’Old West (Vecchio Occidente), nel Wild West (Selvaggio West), come un John Wayne direttamente uscito da un film di maniera.

Il West è costituito da quei territori ad ovest del fiume Mississipi, che furono colonizzati dai bianchi dall’inizio del 1800 fino al 1912. Questa espansione fu iniziata dal presidente Thomas Jefferson, che acquistò la Louisiana e formulò concetti di conquiste militari, di applicazione ferrea della law and order, di costruzione di fattorie-ranch-città, di tracciatura di sentieri, di scavo di miniere e di ondate migratorie (tutte cose che i sionisti stanno attualmente emulando).

L’espansionismo anglofono entrò in conflitto, oltre che con i nativi, anche con l’espansionismo francese, spagnolo e olandese, per cui ci furono, tra l’altro, una guerra anglo-americana, l’annessione della Florida dalla Spagna, una guerra Messico-USA (che portò all’acquisizione di California, Nevada, Utah, Arizona, New Mexico e parti del Colorado e del Wyoming), le Guerre Indiane (che causarono la morte o l’abbrutimento di un centinaio di milioni di nativi), il banditismo e la filibusta, l’acquisto dell’Alaska dai russi nel 1867.

Ma veniamo alla dottrina Monroe e al Manifest Destiny.

La dottrina Monroe, enunciata nel 1823, mirava all’idea della supremazia degli USA nel continente americano, in opposizione ad ogni atto d’ingerenza, soprattutto della Spagna. Fu così che si strinsero legami commerciali e diplomatici con Messico, Colombia, Brasile, Venezuela e Cile; ma, a quel tempo, gli USA non erano una potenza militare, per cui più che la chiassosa arroganza di questa dottrina (come veniva allora derisa in Europa), servì la cordiale amicizia con l’Inghilterra, forte del potere dissuasivo della potente marina più che della diplomazia. La dottrina Monroe attraversò una crisi temporanea durante la guerra civile USA: l’imperatore francese Napoleone III promosse un blocco latino-americano cattolico fondando un impero messicano, al cui capo impose Massimiliano d’Asburgo, ma, al termine della guerra civile, dovette recedere. La formulazione difensiva della dottrina Monroe fu poi rivista aggressivamente dal 26° presidente USA Theodore Roosevelt (che i suoi stessi compagni del Partito Repubblicano consideravano un avventuriero, un maledetto cow-boy, il che non gli impedì di ottenere il nobel per la pace, che anche ora viene assegnato quasi a caso): dopo la guerra con la Spagna nel 1898 e dopo che nel 1903 la Colombia rifiutò di ratificare un accordo per la costruzione del canale di Panama, Theodore (che, sia detto per inciso, era anche cugino di 5° grado del 36° Presidente USA, Franklin Delano Roosevelt, a sua volta coniuge di Eleanor Roosevelt, nipote di Theodor) aggiunse un corollario alla dottrina Monroe: gli Stati Uniti avrebbero potuto intervenire per prevenire o porre rimedio a disordini o violazioni dei diritti dei cittadini statunitensi.

Il Manifest destiny indica invece la convinzione che gli USA abbiano la missione di espandersi, diffondendo la loro forma di libertà e democrazia: l’espansione non era solo buona, ma anche ovvia (manifesta) e inevitabile (destino). Nel corso del 1800 l’espressione destino manifesto (che implicava la mission USA di essere eccezionali in quanto protetti da Dio, di essere sovranisti romantici ed epigoni della razza anglosassone) divenne un cliché, che giustificò l’espansione USA nel NordAmerica e verso l’Oceano Pacifico. Il coniatore della frase, un giornalista del Partito Democratico, affermava, ad esempio, nel 1845 a proposito dell’annessione dell’Oregon: E tale rivendicazione è per diritto del nostro destino manifesto di diffonderci e possedere l’intero continente, che la Provvidenza ci ha dato per lo sviluppo di un grande esperimento di libertà e di autogoverno federato, che ci è stato affidato. Il conservatore Robert Winthorop ridicolizzò il concetto al Congresso USA: Suppongo che il diritto di un destino manifesto all’espansione non verrà ammesso esistere in alcuna nazione ad eccezione della nazione Yankee. Ma queste strampalate idee erano già ben radicate nell’immaginario della nazione USA fin dall’esaltazione della rivoluzione americana (effettuata dal francese Thomas Paine, autore del pamphlet del 1776 Common Sense) e fin dal discorso di Gettysburg di Abraham Lincoln. Un fenomeno parallelo al Manifest destiny fu quello dei filibustieri, quegli avventurieri che cercarono di favorire in ogni modo illegale l’annessione del Canada e l’espansione verso il sud (Messico, Cuba e Nicaragua). Ben più gravi furono le conseguenze del Manifest destiny sui Nativi americani, che furono incoraggiati a civilizzarsi in quanto selvaggi o, in alternativa, a dissolversi (nel libro The Conspiracy of Pontiac, pubblicato nel 1851 dallo storico USA Francis Parkman si poteva leggere che gli indiani erano destinati a fondersi davanti alle ondate avanzanti del potere anglo-americano, che ora avanzava incontrollato e incontrastato verso ovest). Il termine Destino manifesto fu ripreso dal Partito Repubblicano nelle elezioni presidenziali perse del 1892 e poi in quelle vinte del 1896 da William McKinley, che nel 1898 annesse le Hawaii (Abbiamo bisogno delle Hawaii più di quanto avessimo bisogno della California. È il destino manifesto), ma anche Guam, Portorico e Filippine, che divennero colonie USA (nel 1899 ci fu anche una guerra di resistenza da parte delle Filippine), mentre Cuba divenne un protettorato. McKinley fu assassinato da un anarchico polacco lasciando il posto al suo vice, il già citato Theodor Roosevelt. Il termine Destino manifesto fu poi usato da Wilson, che guidò gli USA nella prima guerra mondiale affermando Il mondo deve essere reso sicuro per la democrazia. La visione degli USA come guida del mondo libero si rafforzò dopo la seconda guerra mondiale, ma il termine Manifest Destiny era ormai implicito nell’imperialismo USA, che, o usando in maniera molto disinvolta la CIA o intervenendo direttamente, riportò il suo ordine nel mondo intero. Quale fu la differenza tra i due Partiti USA? I Democratici preferivano l’intervento diretto (ad esempio, in Vietnam), mentre i Repubblicani alternavano le trame della CIA con azioni episodiche molto violente per poi ripiegare rapidamente nell’alveo.

Al di là di queste distinzioni ecco un elenco incompleto delle ingerenze USA in America latina:

- primi anni del 1900: incursioni delle truppe USA in Honduras per sostenere gli interessi dell’United Fruit Company e della Standard Fruit Company, che dominavano l’export delle banane;

- 1912: occupazione del Nicaragua, che divenne un protettorato volto ad impedire la costruzione di un canale in grado di mettere in difficoltà la Zona del Canale di Panama, controllata dagli Usa;

- 1954: rovesciamento del presidente del Guatemala, Jacobo Árbenz Guzmán, democraticamente eletto: mercenari e guerriglieri sostenuti dalla CIA sostennero gli interessi di quella che diverrà la Chiquita Brands e la giunta militare, che poi fu impegnata in una guerra civile durata 30 anni;

- 1961: sbarco alla Baia dei porci, a Cuba, avallato da John Kennedy: militari e esuli anticastristi addestrati dalla CIA tentarono di rovesciare il regime di Fidel Castro, ma l’esercito cubano, sostenuto dal blocco sovietico, vinse; l’evento fu il preludio della successiva crisi dei missili dello stesso anno;

- 1961-1964: destabilizzazione del Brasile che portò alla caduta di João Goulart (che aveva nazionalizzato l’industria petrolifera) e al golpe militare di Castelo Branco;

- 1964-1965: epurazione di Juan Bosch (che mesi prima era stato eletto presidente della Repubblica Dominicana) ed invasione dell’isola per impedire che diventasse una seconda Cuba;

- 1973: rovesciamento del governo cileno e assassinio del Presidente Salvador Allende e sua sostituzione con una giunta militare guidata da Pinochet, protagonista di un regime sanguinario con centinaia di migliaia di vittime; questo crimine avvenne all’interno dell’Operazione Condor, un coordinamento tra dittature militari in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay, sostenuto dai servizi Usa, che mirava a eliminare dissidenti, oppositori o semplici simpatizzanti delle ideologie di sinistra;

- 1982-1989: sostegno segreto da parte degli USA verso i Contras, controrivoluzionari nicaraguensi, in parte finanziati dalla vendita illegale di armi all’Iran con l’obiettivo di destabilizzare il governo sandinista del Nicaragua, di ispirazione marxista,;

- 1980-1992: invio di consiglieri militari in El Salvador al fine di soffocare le ribellioni del Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale, di estrema sinistra; ne nacque una guerra civile che causò la morte di oltre 70.000 persone;

- 1983: intervento di marines e ranger USA sull’isola di Grenada dopo l’assassinio del primo ministro, Maurice Bishop, da parte di una giunta di estrema sinistra; la motivazione ufficiale era proteggere un migliaio di cittadini Usa, lo scopo reale era combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin;

- 1989: rovesciamento del governo del dittatore di Panama Manuel Noriega, inizialmente insediato ad opera della CIA, ma poi destituito e condannato a 20 anni di carcere per spaccio di droga e violazione dei diritti umani

Con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica l’espansione USA si estese al tentativo di dissolvere la Russia. La mission salvificatrice degli USA si è estesa così al mondo intero, dove tra guerre dirette e guerre per procura c’è stato sempre lo zampino USA, con la CIA e con i suoi alleati della NATO prostrati a tappetino. Il rapimento di Maduro rientra perciò nella logica USA e serve, oltre che ad estorcere beni materiali, a terrorizzare un mondo già terrorizzato dalla guerra dei dazi e da altre azioni da filibustiere.

L’economista USA Paul Craig Roberts così parla del recente operato di Trump: Prima di tutto considero la situazione in Venezuela come un atto di illegalità da parte del governo degli Stati Uniti, un atto illegale e vergognoso che dovrebbe portare all’impeachment di Donald Trump, perché si tratta di una violenza straordinaria, non solo di tutto il diritto internazionale, ma anche della legge americana. Questa pretesa di Washington secondo cui ogni Paese sulla Terra sarebbe soggetto alla legge di Washington è priva di senso! Nessun altro Paese ha mai avanzato una simile affermazione! Quindi lo vedo come un atto vergognoso da parte di un governo fuori controllo che non dovrebbe restare al potere. Qual era il suo scopo? Penso, come ha detto Trump, era quello di riprendersi il petrolio venezuelano. Questa è stata un’agenda degli Stati Uniti per molti anni, e non solo il loro petrolio, m anche altre risorse. Pensavamo di avere il diritto di saccheggiare il loro Paese e che loro non meritassero di beneficiare delle loro risorse … Qual è l’effetto previsto della cattura di Maduro? È quello di intimidire qualunque governo … Gli Stati Uniti controllano questi Paesi attraverso i loro stessi governi … Ma la vice-presidente venezuelana mostra resistenza, ma gli americani saranno lì a corrompere tutti - i generali, i militari, i tribunali, i giudici - distribuendo centinaia di milioni di dollari per creare una situazione in cui il governo venezuelano non possa resistere alla cooperazione con Wahington. … Se questo piano fallisse, non so se l’esercito statunitense tenterà di invadere il Venezuela. Ci sono giungle laggiù, è un Paese vasto: non ci siamo comportati bene in Vietnam, dove ci sono giungle; non abbiamo avuto buoni risultati in Afghanistan. E un’invasione di Cuba, della Colombia, del Messico è al di là delle capacità delle forze armate degli Stati Uniti e, in realtà, porterebbe a una sconfitta clamorosa. Saremmo semplicemente decimati dall’immensità del territorio e dalle giungle. … Il primo approccio di Trump per il cambio dei regimi in America Latina sia, dunque, quello di costringere i governi a servire gli interessi americani lasciandoli al loro posto, ma assicurandosi che loro facciano quello che viene ordinato da Washington. Washington ha recentemente ottenuto il controllo dell’Argentina acquistando l’intero debito nazionale argentino, e attraverso questa operazione abbiamo ottenuto il controllo. Questo nuovo modo di rovesciare il potere è quello di lasciarli al potere e renderli ricchi, finché agiscono come nostri agenti.

Quella descritta da Craig si chiama corruzione agita in maniera machiavellica, agita cioè attraverso lapromessa propagandistica di arricchire, di Make Venezuela Great Again dopo averlo impoverito … si sa, i poveri sono facilmente manovrabili, sono facilmente allettati dalle caramelle!

La resistenza allora sta nello stare con la schiena dritta. E, paradossalmente, Maduro è il primo ad avere la schiena dritta di fronte al suo principale accusatore (El Pollo, già dimostratosi poco affidabile perché sorpreso ad essere imbeccato quando, in cambio di chissà quali promesse di riduzione della pena, svelò finanziamenti occulti ai 5stelle in Italia e a Podemos in Spagna). Sono la schiena dritta dell’anziano giudice di New York e la ragionevolezza dell’avvocato difensore di Maduro (che ha già difeso Julian Assange) a portare speranza nella vicenda giudiziaria. Ma la schiena dritta non l’hanno mostrata i governi dell’UE né nel caso dei dazi, né in questa occasione: l’unico statista europeo che non si è genuflesso a Trump è stato lo slovacco Robert Fico, mentre gli altri hanno organizzato la propaganda di regime.

Che cosa possiamo fare noi, comuni cittadini? Secondo me due cose: la prima è diffidare dei governi e dei politici dell’UE genuflessi a Trump, la seconda è contrastare l’autoritarismo sia nelle nostre relazioni private, sia nell’attuale tentativo, agito dai sudditi di Trump, di sovvertire l’ordine della Costituzione.

E la prima occasione è partecipare alla raccolta delle firme, che, tendendo a dilazionare la data del voto del prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei Pubblici Ministeri, anticipa il NO al referendum. Scrive, al proposito Marco Travaglio: È fondamentale firmare, intanto perché senza questa raccolta firme avrebbero già fissato la data al primo marzo. E invece con la raccolta firme ci sarà un po’ più di tempo per capire su cosa andiamo a votare. Parliamo della Costituzione, non di un referendum abrogativo per una legge ordinaria che la puoi cambiare in quattro e quattr’otto. E poi – continua – è importante per coinvolgere le persone perché se tu inviti a firmare uno prima di firmare si informa, c’è il passaparola, si discute, se ne parla tra amici e in famiglia. Cioè diventa una cosa importante, come dev’essere una scelta sul futuro della nostra Costituzione”. Travaglio chiarisce infine le modalità per firmare, indicando il link del sito del Ministero della Giustizia e conclude: Si chiede il referendum a nome dei cittadini. Non a nome della casta, ma a nome del popolo.

E allora? Abbiamo la schiena dritta contro la paura o siamo asserviti all’Impero dei debiti?

Adolfo Santoro

Articoli dal Blog “Disincantato” di Adolfo Santoro