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domenica 17 novembre 2019

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​Buon compleanno Internet

di Libero Venturi - domenica 03 novembre 2019 ore 11:00

Internet è una rete di telecomunicazioni ad accesso pubblico che connette vari dispositivi o terminali in tutto il mondo. Dalla sua nascita rappresenta il principale mezzo di comunicazione di massa che offre all'utente una vasta serie di contenuti potenzialmente informativi e di servizi. Questa la definizione di Wikipedia: dalla rete, sulla rete, per la rete. E tutto quanto è rete.

Internet in questi giorni, precisamente il 29 ottobre, ha compiuto 50 anni. Solo mezzo secolo. Un ragazzo in fondo. Diciamo meglio, un uomo maturo. Ma la vita, dice, comincia a cinquant’anni. E quindi quella di Internet è appena cominciata. Chissà cosa il futuro riserberà a lui e a noi che lo frequentiamo. Anche a chi, come me, lo conosce a malapena, lo frequenta il giusto e gli dà anche poca confidenza. E poi, dice: quale cinquantesimo? Internet sembra abbia avuto tanti inizi. Il 29 ottobre 1969 il collegamento di due computer diversi e distanti, che avvenne presso l’Università della California, a Los Angeles, è stato uno di quelli e forse neanche il primo e certo neanche il più importante, dicono gli esperti informatici ben informati. E chissà se c’è differenza al giorno d’oggi tra essere informatico ed essere informato. Tra informatica e informazione. La stampa, all’epoca, non dette alcun risalto alla notizia, solo un giornalino universitario americano ne parlò. Il 1969 fu l’anno dello sbarco sulla Luna, non su Internet.

Comunque dopo cinquant’anni non abbiamo ancora capito cos'è. “Lo confondiamo con il web, come se fossero sinonimi. Lo assimiliamo ai social, come se fosse tutto lì. E soprattutto non abbiamo idea di come funzioni”, sostiene Riccardo Luna su Repubblica. Tra l’altro si doveva chiamare Arpanet ed aveva a che fare con la ricerca militare USA, il termine Internet venne dopo. Il primo tentativo di collegamento non riuscì nemmeno del tutto. Dovevano trasmettere la parola “LOGIN”, accesso-registrazione, ma dopo le due lettere “LO” il sistema andò in tilt. Questo forse spiega perché anch’io non riesco sempre a farlo funzionare. Se non è riuscito a quei cervelloni, figurati a me che dimentico le password che di continuo vengono richieste negli interminabili aggiornamenti. Le ho segnate tutte in una nota che non ricordo più dove ho messo. Quando l’intelligenza è rimasta quella che è, anche quella artificiale più di tanto non soccorre. Comunque se è vero che a fare i conti con la calcolatrice si perde la capacità di contare, ad usare il navigatore viaggiamo meglio, ma perdiamo il senso dell’orientamento, ad usare l’intelligenza artificiale non è che si perderà quella naturale? Speriamo di no.

Ma torniamo a cinquant’anni fa, che ero ancora giovane e ignaro. Si parlò allora di “unica rete intergalattica” che infatti preluse alla globalizzazione. Si favoleggiò perfino di ”nuovo socialismo” virtuale e infatti arrivarono i social. E io che non sono social, semmai socialista, anzi a dire la verità ero comunista, insomma ex, resisto a definirmi asocial. Oggi si parla di capitalismo digitale, della manipolazione delle coscienze, dei profitti della pubblicità e dell’uso illecito e gratuito che viene fatto della banca dati, cioè noi. E poi ci sono le offese razziste, le fake news. E perfino la piattaforma Rousseau!

C’è pure un deputato renziano che propone l’obbligo della carta d’identità elettronica per regolamentare l’accesso sui social ed il suo uso allo scopo di smascherare gli haters e contrastare l’hate speech, l’incitamento all’odio che avvelena il web. Gli esperti gli rispondono che siamo già sufficientemente schedati con l’IP identificativo, un acronimo che sta per Internet Protocol, e se vogliono scoprire gli odiatori seriali possono già farlo. La polizia postale potrebbe identificarli. Oltretutto quegli impuniti, spesso e volentieri, non sono nemmeno anonimi. Piuttosto bisognerebbe pensare cosa farne della carta d’identità elettronica che dovrebbe essere multitasking per l’acceso ai servizi pubblici e invece resta poco o nulla utilizzata in tasca. Monotasking. Inoltre il diritto all’anonimato è sancito e sacrosanto nelle democrazie e contro le dittature. Occorrerebbe semmai un contratto per il web che non si sa cosa sia, ma pare che a questo i suoi creatori, i guru informatici e i santoni digitali stiano lavorando.

Certo bisogna riconoscere che Internet ha cambiato le nostre vite. Il digital divide, la discriminazione digitale, esiste e non si deve sottovalutare, ma ormai siamo tutti, o quasi, interconnessi. Anche le nostre solitudini, lo sono, soprattutto loro. Anch’io uso la rete per lavoro, per svago, per apprendere notizie, per sapere cose che non so e che, purtroppo, una volta apprese, dimentico subito. Anche per scrivere le cazzate che scrivo la domenica mi documento su Internet. E pure i giorni feriali. È comodo, meglio che cercare su un’enciclopedia che oltretutto non ho.

Comunque le notizie false virtuali e i messaggi di odio reali che circolano in rete sono una vera tragedia. Dopo i reiterati insulti antisemiti ricevuti in rete e denunciati dalla senatrice Liliana Segre, il Senato, su sua proposta, ha approvato l’istituzione di una commissione contro le manifestazioni di odio, di antisemitismo e razzismo. Voti a favore 151, astenuti 98. Si sono astenuti gli esponenti di destra: Lega, Forza Italia e F.lli d’Italia. Un fatto grave. Non dirò che il 40% e coda degli elettori che essi rappresentano a Palazzo Madama siano neo fascisti, perché per fortuna i nostalgici del regime sono molti meno, anche se c’è qualcuno che non è affatto “neo”, ma fascista proprio. Un neo maligno della società. Né dirò che in quella stessa percentuale e in quelle stesse file si contano gli xenofobi, perché pure in questo caso spero siano meno, anche se purtroppo non si annoverano soltanto in quello schieramento.

Non so voi, ma io, solo a vedere il nobile volto della senatrice Segre, sopravvissuta bambina ai campi di sterminio, mi commuovo e allora alla triplice destra astensionista, trincerata con la coda di paglia a difesa dello slogan “prima gli italiani”, dico: “intanto bisogna vedere quali”, poi grido tre volte: “vergogna, vergogna, vergogna!”. E nel 50º di Internet lo mando pure in rete. Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 3 Novembre 2919 

Libero Venturi

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